La Cisl: medici di base senza le protezioni e protocolli da seguire

6 Maggio 2020

Il sindacato critica la gestione dell’emergenza per il Covid-19 «Territorio abbandonato, una grave pecca strutturale»

PESCARA. «La gestione ospedaliera dei pazienti Covid è stata la sola e unica risposta e il territorio è stato abbandonato a se stesso». È la critica mossa dalla Cisl Funzione pubblica Abruzzo Molise, il sindacato che rappresenta in particolare i dipendenti della sanità e dell’assistenza pubblica e privata, riguardo alla gestione sanitaria in Abruzzo del coronavirus. Il segretario generale regionale della Cisl Fp, Vincenzo Traniello, evidenzia «una grave pecca del sistema sanitario abruzzese che agisce secondo la logica ospedalocentrica e ha lasciato i medici e gli infermieri del territorio senza indicazioni e protocolli chiari e senza dispositivi di protezione adeguati» e chiede per la fase 2 il coinvolgimento del territorio attraverso «protocolli che mettano nelle condizioni ottimali i medici di famiglia e le strutture territoriali per fare prevenzione e cura».
LA CRITICA. «La Cisl Fp, con l’inizio della fase 2», spiega il segretario generale Traniello, «ritiene che la classe politica abruzzese nella sua interezza abbia l’obbligo di capire cosa non ha funzionato, quali errori siano stati fatti, passati e presenti, per evitare di ripeterli. La risposta alla pandemia in Abruzzo, come in altre regioni, ha avuto come elemento centrale la gestione ospedaliera dei malati Covid, con tutto ciò che questo tipo di gestione ha comportato in termini di diffusione del contagio, sia di altri pazienti che dello stesso personale sanitario. Il vero problema è che questa è stata la sola e unica risposta e di conseguenza il territorio è stato abbandonato a se stesso».
«ABBANDONATI». Secondo la Cisl Fp, «la mancata attivazione delle risorse del territorio, come medici di medicina generale, distretti sanitari, Adi, ha avuto le conseguenze drammatiche che sono sotto gli occhi di tutti. È comprensibile che le risposte, vista l’urgenza per il contenimento del contagio, non siano state tutte immediatamente adeguate, ma non è giustificabile aver lasciato l’assistenza degli ammalati a domicilio solo alla cura dei medici di base, con l’assenza di protocolli e contraddittorietà delle indicazioni da seguire, creando confusione negli stessi medici, ma anche nei pazienti e nei familiari».
NIENTE DISPOSITIVI. «Eppure sul territorio», aggiunge il sindacalista Traniello, «sono presenti medici e infermieri che dovevano semplicemente essere coordinati e attrezzati. Invece sono stati lasciati non solo senza indicazioni e protocolli chiari, ma anche senza dispositivi di protezione adeguati e senza possibilità di prescrivere tamponi per la diagnosi e la prevenzione. Si è evidenziata una grave pecca strutturale del sistema sanitario regionale abruzzese, un deficit macroscopico della medicina territoriale che va immediatamente colmato superando la logica ospedalocentrica della sanità e concependo l’ospedale solo come luogo di cura delle acuzie». (g.g.)
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