La città delle buche Strade tutte da rifare

Servono centinaia di migliaia di euro. Del Vecchio: lo Stato ci aiuti
PESCARA. Sono ovunque. In ogni via. E sono profonde, pericolose per gli automobilisti. Le buche disseminate sui 285 chilometri di strade di Pescara sono ciò che resta di neve e pioggia, cadute abbondantemente nei giorni scorsi nella città adriatica. E adesso, superata l'emergenza, il Comune sta lavorando per coprire i fossi sull'asfalto e superare i danni sul patrimonio pubblico, che si annunciano molto consistenti. «Corriamo dietro alle buche», dice il vice sindaco Enzo Del Vecchio, che nei giorni scorsi ha seguito gli interventi del Centro operativo comunale istituito per fronteggiare l'eccezionale ondata di maltempo.
Sono state istituite delle squadre ad hoc. Quando finiranno di chiudere le buche?
Per ora interveniamo su quelle profonde, che possono creare danni ai veicoli e alle persone. Poi si procederà con quelle di minore profondità, ma bisogna tenere conto che siamo in inverno.
Che vuole dire?
Che stiamo procedendo con l'asfalto a freddo, cioè stiamo facendo un rattoppo con un materiale ideale per questo periodo. Ed è l'unico che ci consente di superare questo momento di difficoltà. Mi spiego: l'asfalto si mette in primavera, con le temperature alte, altrimenti non prende. Ora usiamo dobbiamo usare un materiale freddo, che si lega un po', ma tra dieci giorni andrà via dalle strade in cui c'è molto traffico.
Quindi il problema resta?
Certo, e ce lo trasciniamo dietro fino a quando non arriverà il caldo.
Ma le buche sono il frutto del materiale scadente usato sulle strade di Pescara?
No, non c'entra nulla. E infatti accade la stessa cosa nelle località dove la neve è più frequente. Ciò che produce difficoltà al manto stradale è la pioggia, che si infila negli interstizi, e se ghiaccia è peggio. Se poi si usa il sale, che è disgregante, si crea una miscela che incide negativamente sulla tenuta del manto stradale, e l'effetto è aggravato laddove ci sono già crepe e cedimenti.
Quanto costerà tutto questo alle casse del Comune?
Per ora siamo già nell'ordine di diverse centinaia di migliaia di euro, in sole due settimane. Ora stiamo procedendo con la somma urgenza ma poi dovremo intervenire sui danni sulle strutture, che andranno riparati e serviranno diversi milioni di euro. Insomma, stiamo mettendo un cerotto ma per curare la ferita serve un'operazione, diciamo così. Quindi dovremo rifare completamente le strade, lavorare sulle frane e sistemare quegli edifici dove ci sono delle infiltrazioni o altri problemi: scuole, mercati e musei. E riparare comporta una spesa.
Spesa aggiuntive rispetto a quelle già previste?
Certo, e ci sarà un cambio di programmazione nei lavori pubblici già previsti dal Comune.
Dopo l’esondazione del fiume il sindaco Alessandrini ha parlato della possibilità di chiedere la dichiarazione dello stato di calamità. Si procederà su questa strada?
Credo che la Regione lo farà di per sé. Noi comunque non possiamo far fronte a questa emergenza con i soldi di cui disponiamo. Serve l'intervento straordinario dello Stato.
Quando si farà una quantificazione dei danni?
La prossima settimana.
Cosa l'ha colpita di più, in questi giorni?
Il ritardo e le disfunzioni nel servizio di approvvigionamento di energia elettrica. Abbiamo ricevuto decine di segnalazioni e siamo dovuti intervenire come possibile. Non voglio dire che abbiamo avuto un'emergenza come quella che si è verificata altrove. Ma ognuno ha la propria. Non dimentichiamo che qui sono caduti 40-50 centimetri di neve.
Ai Colli ce n'è ancora molta.
Infatti, ed è la dimostrazione di quanta ne è scesa, considerato che in parte si è già sciolta. Dimostra anche che non abbiamo la possibilità di scioglierla con uno schiocco di dita e i ritardi che ci sono stati sono legati all’impossibilità di intervenire ovunque nello stesso momento.
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