La città accoglie i primi profughi: «Chissà se torneremo mai a casa»

Bozhena, farmacista 29enne è partita con i figli e la sorella: «Qui a Pescara ci sono mamma e nonna» E il prefetto ha riunito il Comitato ordine e sicurezza per individuare altre sistemazioni in provincia
PESCARA. I volti stanchi e impauriti di Bozhena, 29 anni, la sorella di 13 anni e i suoi due figli gemelli di 4 anni, che hanno viaggiato in macchina, per cinque giorni, dall’Ucraina a Pescara, per sfuggire alla guerra.
Ieri mattina la città ha accolto la prima famiglia di profughi scappati dalle bombe di Putin abbandonando casa e affetti, ed è subito scattata la macchina della solidarietà. Nelle stesse ore, ieri mattina, il prefetto Giancarlo Di Vincenzo ha riunito il Comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica a cui ha preso parte anche l’arcivescovo Valentinetti, rappresentanti di Asl, Regione, Caritas e Croce rossa e delle amministrazioni di Pescara, Spoltore, Montesilvano e Città Sant’Angelo, proprio per individuare le prime misure per l’accoglienza e sistemazione degli altri profughi in arrivo.
Tra loro, accolti in Comune dal sindaco Carlo Masci e dal capogruppo Udc Massimiliano Pignoli, che con la Caritas gli ha trovato un alloggio all’hotel Holiday, la giovane mamma con figli e sorella. Si sono ricongiunti a nonna Tatyana, badante da 24 anni a Pescara e che solo ieri ha «potuto abbracciare per la prima volta» i suoi nipotini conosciuti tramite foto sul telefonino. E a papà Valerii che vive tra Pescara e la Toscana, dove lavora come autista, e che si è andato a riprendere la famiglia alla dogana romena. Ieri mostrava il cellulare con le immagini della sua casa con giardino: «Non sappiamo che fine farà e se la ritroveremo intatta».
Bozhena, farmacista nella città da dove è scappata, Chernovse, un giorno di distanza da Kiev, mercoledì scorso, poco prima che tirassero i primi venti di guerra, ha preparato i bagagli e, racconta in inglese, «ci ho messo dentro tutto quello che ho potuto». Poi ha chiuso la villetta con giardino «che non so se ritroverò tutta intera», e si è messa in macchina con i figlioletti di 4 anni, un maschio e una femmina e sua sorella di 13 anni, Bogdana, «che piange» per aver lasciato «il fidanzatino, gli amici e la scuola», racconta la donna che cerca di distrarre i piccolini con i giochi. A Pescara sono arrivati a mezzanotte di ieri, dopo aver attraversato in auto tre frontiere: Romania, Ungheria e Slovenia. «Ovunque ci siamo fermati le persone ci hanno accolto e sfamato, abbiamo incontrato tanta solidarietà, anche se il viaggio è stato lungo e difficile con i bambini, molto provati. Ho guidato notte e giorno e dormito in macchina per lasciarci dietro la paura delle bombe, nel terrore che ci potesse accadere qualcosa». Ad attenderli, in Comune, anche sua madre Iana, 47 anni, da un anno a Pescara, anch’essa badante. Il suo ultimo stipendio è servito a pagare la benzina del viaggio che le ha consentito di riabbracciare i suoi cari. Abbracci e baci, ogni attimo, per recuperare il tempo perduto, ma soprattutto per gridare alla gioia di rivedere figli e nipoti vivi. Tatyana Orlowa, 54 anni, mamma di Valerii, papà dei piccoli gemelli, invece, ha il cuore «diviso a metà, tra la gioia di vedere per la prima volta i miei nipoti e saperli in salvo, e il dolore e l’apprensione per mia madre di 77 anni e un figlio disabile di 31 rimasti in Ucraina con un fratello militare al fronte, che sto chiamando da giorni al telefono ma non risponde. Non so se è ancora vivo. Sono in pena per loro e non so cosa fare per aiutarli». La famiglia è stata accompagnata in questura per i controlli di rito da Kateryna Alerhush, presidente dell’associazione interculturale ucraina “Nessuno escluso”.
RACCOLTA BENI PRIMA NECESSITÀ
Il capogruppo regionale del M5S, Sara Marcozzi annuncia che si terrà all’auditorium De Cecco la raccolta di beni di prima necessità da inviare in Ucraina. «Abbiamo ricevuto», spiega, «la disponibilità da parte del presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, che ringrazio per la tempestività, e presto potremo dare il via all'iniziativa».

