La città non dimentica Torlontano il medico che fondò l’Ematologia

Nel 1976 fu primo in Italia a eseguire il trapianto di midollo su un bambino con la leucemia Il figlio Giuliano: aprì il reparto nel 1973 con un solo posto letto. Oggi è uno dei più grandi d’Europa
PESCARA. Una stanza con un solo posto letto. Era il 23 novembre 1973 quando venne aperto il reparto di Ematologia nell’ospedale di Pescara. Uno dei primi in tutta Italia. Una versione embrionale che via via si ampliò fino a diventare uno dei più grandi reparti d'Europa.
A crearlo fu Glauco Torlontano, simbolo dell'Ematologia a livello internazionale. Sono trascorsi 10 anni dalla sua improvvisa scomparsa all’età di 87 anni, l’11 novembre 2011, ma il segno lasciato a Pescara e nel mondo scientifico è ancora ben visibile tra i corridoi dell'ospedale Santo Spirito e nella letteratura medica internazionale: Glauco Torlontano è stato il pioniere del trapianto del midollo osseo.
Fu lui l’11 dicembre 1976 a compierlo, primo in Italia, sul piccolo Antonio, un bimbo della marina di Pescara affetto da leucemia, rendendo la città centro di eccellenza per l'Ematologia, anche e soprattutto pediatrica. «È stato esempio di grande etica del lavoro e di un senso del dovere vissuto con amore per il Paese. Quando scelse questa specializzazione lo fece perché era un ramo completamente d'avanguardia, dove contava soprattutto la ricerca» commenta Giuliano Torlontano, figlio del professore, che domani sarà tra i relatori del convegno organizzato a Pescara in occasione del decimo anniversario della scomparsa. Torlontano negli anni '70 era già docente a Roma, «aveva un ruolo importante nella clinica medica del Policlinico», ricorda ancora il figlio, «e davanti allo sfascio della sanità pubblica che iniziava in quegli anni, per dare un contributo serio, invece che fuggire all'estero decise di tornare nella città in cui era nato, dove aveva studiato fino alla maturità». L'università di Chieti lo chiamò per ricoprire la cattedra di Ematologia. «Fino agli anni '70, l'Ematologia», aggiunge Paolo Di Bartolomeo, ex primario del dipartimento di Pescara e storico allievo del professore, «era sempre stata inglobata nella Medicina interna. Nacque una vera scuola autonoma. Con una convenzione con il presidio di Pescara, alla formazione venne associato un primo reparto con un solo posto letto, ma in pochi mesi crebbe». Due, cinque, dieci. Fino ai 62 posti che conta ancora oggi, tra 40 di Ematologia, 10 della Oncoematologia pediatrica e 12 nel Centro trapianti. Da subito in prima linea al fianco del ricercatore, due giovani medici che il professore aveva portato con sé da Roma, Giuseppe Fioritoni e Antonio Iacone, e uno studente al quarto anno di medicina, Paolo Di Bartolomeo, appunto. «I suoi meriti», continua quest’ultimo, «sono di aver intuito di fondare a Pescara la branca dell'Ematologia autonoma dalla Medicina interna, e di averla sviluppata enormemente e, insieme a noi collaboratori stretti, di aver cominciato il trapianto di midollo osseo. Dell’Ematologia si sapeva poco e niente, e abbiamo contribuito a livello internazionale a svilupparla. In noi giovani infondeva tanto entusiasmo. Torlontano è stato un battagliero, un uomo che non ha mai tratto arricchimento dalla sua professione».
Per un periodo, primario all'ospedale di San Giovanni Rotondo, il luminare fu medico di San Pio da Pietrelcina e anche lì fondò il reparto di Ematologia. Fu uomo di scienza, ma anche delle istituzioni. Dal 1988 senatore per tre legislature, poi tra i banchi del consiglio comunale e poi ancora fondatore dell'associazione Sos Ambiente. «Anche nel suo mandato parlamentare e nell’attività di consigliere comunale», riprende il figlio, «la sanità fu centralissima. Accettò la candidatura che gli venne offerta per portare avanti questa battaglia, ma anche quella sull'ambientalismo che riteneva un'emergenza per il Paese e una nuova frontiera per la politica italiana. Oggi, in tempi di Covid, posso dire che mio padre rifiutò qualunque pregiudizio antiscientifico e indossava la mascherina già per andare in bicicletta».

