La città piange Gaetano Novello l’ex sindaco distinto e gentile

21 Aprile 2020

È morto all’età di 89 anni. Decano della Dc abruzzese, è stato anche presidente del consiglio regionale Alla guida dell’amministrazione comunale negli anni Settanta, era appassionato di politica e cucina

PESCARA. Tra i sogni di Gaetano Novello, esponente di spicco dell’ex Democrazia cristiana ed ex sindaco di Pescara, morto ieri a 89 anni nella sua casa dei Colli, c'era la trasformazione dell'area di risulta da parcheggio a giardino in mezzo alla città. La stessa città, Pescara, che lo aveva adottato dall'età di cinque anni, proveniente da Taranto con papà Giovanni, ufficiale della Finanza. E che poi ha guidato da sindaco tra il 21 ottobre 1970 e il 24 maggio 1971 prima di approdare alla presidenza del consiglio regionale tra il 1985 e il 1988.
Tra i progetti che portano la sua firma, la costituzione dell'azienda di trasporti Arpa, l'ottimizzazione della ferrovia sopraelevata (messa a punto con l'onorevole Giuseppe Quieti), la creazione dell'insediamento edilizio di via Valle di Rose, ai Colli, con l'aiuto dei fondi messi a disposizione da Amintore Fanfani, la fondazione del Circolo tennis e dell'Accademia della cucina, sua grande passione, di cui è stato presidente onorario per venti anni.
Novello, uno dei padri nobili della Dc abruzzese di corrente fanfaniana prima e gaspariana poi, è scomparso nel primo pomeriggio di ieri nella sua abitazione di via Giorgione, zona salita Zanni, ai Colli. Era malato da tempo. Lascia la moglie Giuliana, le figlie Daria, insegnante e Flavia, commercialista; il genero Emanuele Panunzio, i nipoti Federico, Ludovica e Filippo.
Nessun rito funebre per il distinto uomo politico ai tempi del coronavirus, la salma sarà tumulata oggi o domani nella cappella di famiglia del cimitero di San Silvestro.
Gaetano Novello era nato a Taranto il 16 aprile 1931. I suoi genitori si erano trasferiti per lavoro, dalla Puglia a Pescara, negli anni Trenta. Padre e marito esemplare, carattere mite, gentile, generoso, così lo descrive chi lo ha conosciuto e amato.
Dopo il diploma da geometra all'istituto Tito Acerbo, l'avvio di una carriera professionale folgorante. Prima manager dell'Eni in nord Africa, poi della Coca Cola, nello stabilimento di via Breviglieri sulla Tiburtina. Il fuoco della politica si accende muovendo i primi passi con l'Azione cattolica. Quindi l'approdo al Comune di Pescara. Prima consigliere, poi assessore all'urbanistica per due consiliature e dopo sindaco per un anno, dal 1970 al 1971. Nel 1972, si candida al Senato, ma non centra l'obiettivo. Stessa trafila in Regione, sfociata nell’incarico alla presidenza del consiglio regionale, dall'11 giugno 1985 al 15 novembre 1988.
Con lui, il gruppo storico e inossidabile composto dal grande amico Michele De Martiis (scomparso nel giugno scorso a 92 anni), Giorgio Di Carlo, Guido Fusilli, Mimì Della Penna, l'ex sindaco di Pescara Gabriella Bosco e Ugo Crescenzi. Gli ultimi atti prima di abbandonare la carriera politica, l'elezione dello scomparso presidente Oscar Luigi Scalfaro e il referendum di Segni.
Il suo cruccio? Non aver potuto seguire a fondo la politica di Aldo Moro. Tanti ieri i messaggi di cordoglio della città. «Oratore brillante, studioso della cosa pubblica, sempre alla ricerca del bene comune», è il ricordo di Giuseppe Quieti, «mi mancherà l'amico e politico di grandi capacità che ha segnato la storia di Pescara e della regione. Esponente ai massimi livelli della Dc, interprete dell'ala progressista del partito che talvolta ne ha criticato le scelte, è stato sindaco di Pescara quando la città era impegnata con la contesa dell'Aquila capoluogo». «Nella Dc», puntualizza il senatore Luciano D'Alfonso, «era autorevole a prescindere dal consenso che era in grado di esprimere dentro e fuori il partito. L'autonomia intellettuale, la chiarezza di visione e la nettezza delle posizioni lo rendevano un leader autentico che nessuno poteva permettersi di ignorare. Perdiamo un maestro nella capacità di pensare, progettare, militare, di testimoniare anche nel riserbo, una visione pubblica dell'impegno personale».
L'ex sindaco Marco Alessandrini rivela di «averlo voluto nel 2014 in un gruppo di personalità garanti della mia candidatura». «Più volte», dice, «ci siamo confrontati sulle questioni della città che ha guidato come primo cittadino».
Vivo il ricordo anche dell’ex parlamentare Gianni Melilla. «Un amministratore onesto e capace», sottolinea, «un cattolico democratico di grande sensibilità sociale. La sua apertura al cambiamento lo ha portato a dialogare proficuamente anche con chi esprimeva, come me, una cultura politica di sinistra». Il segretario nazionale di Rifondazione comunista Maurizio Acerbo commenta così: «Un politico di spessore, che univa alla cultura politica la capacità di ascoltare i problemi della gente, di progettare e realizzare, di confrontarsi». Infine, lo storico Licio Di Biase: «Rappresentava l'area innovativa del partito, era un tecnocrate, i miei contatti con lui sin dai primi tempi della mia carriera politica iniziata a 16 anni». Cordoglio per la morte di Novello è stato espresso anche da Simone Guerrini, attuale capo di gabinetto del presidente Sergio Mattarella.
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