La città si riaccende e i commercianti tornano a sperare

Il sindaco Luciani: adesso si facciano riaprire bar e ristoranti Il rappresentante dei negozianti: per noi è l’ultima chiamata
FRANCAVILLA. L’accensione delle luci di Natale prova a ridare entusiasmo e slancio alla voglia di vivere e al commercio di Francavilla, messi a dura prova da oltre un mese di chiusure sempre più stringenti. Domenica pomeriggio l’amministrazione - che anche quest’anno non ha voluto rinunciare ad addobbare a festa la città - ha acceso per la prima volta alberi e luminarie posizionati lungo le vie e le piazze della città, in concomitanza con la firma del presidente della Regione Marco Marsilio sull’ordinanza che ha anticipato il passaggio dell'Abruzzo in zona arancione. Una scelta dal sapore agrodolce, almeno sentendo le reazioni di amministratori e addetti ai lavori, che se da un lato ha restituito soprattutto ai commercianti la possibilità di tornare a lavorare, dall'altro ha generato confusione e disorientamento. «Anche se il provvedimento di Marsilio è palesemente illegittimo, sono contento per la riapertura di alcune attività», commenta il sindaco Antonio Luciani che, specie durante la seconda ondata, non ha condiviso quasi nulla della gestione regionale. «Spero solo che questo non ritardi il passaggio in zona gialla: bar e ristoranti, gli ultimi a riaprire, non lo meriterebbero». C’è da dire che sono stati gli stessi esercenti a esser colti di sorpresa, tanto che in molti si sono dovuti organizzare in fretta e furia per riaprire i battenti ieri mattina. Dopo le varie comunicazioni della settimana scorsa, infatti, tutti erano rassegnati all’idea di dover aspettare almeno il 10 dicembre. E così, ieri mattina un filo di ottimismo si è visto anche tra Sant'Alfonso e la Sirena, i due polmoni della vita cittadina dove si è tornato a vedere un minimo di movimento, anche se la prova del nove è senza dubbio quella odierna.
Con la regione in zona arancione, i centri commerciali chiusi e i negozi aperti, questo pomeriggio tutti si aspettano una ripresa del movimento, sia pur disciplinato e in assoluta sicurezza, condizione essenziale per non perdere la piccola libertà riacquisita. «Ieri mattina un filo di fermento in più c’è stato, ma per capire se ci sarà la voglia di uscire di casa e tornare a consumare bisognerà attendere almeno tutta questa settimana», dice Lucia Marinucci, che in piazza Sant'Alfonso gestisce un bar. «Noi siamo rimasti sempre aperti con l’asporto, ma è chiaro che con in negozi chiusi il traffico nelle ultime settimane è stato pari a zero. Per questo abbiamo accolto di buon grado la notizia. Certo però, che non bastano 20 giorni per salvare un anno: da qui al 31 dicembre dobbiamo solo pensare a limitare i danni, nella speranza che il futuro sia migliore».
Pensiero analogo arriva dalla Sirena, dove lavora Maurizio Nastasi, rappresentante dell'associazione Francavilla centrale: «La vetrina non era pronta, il negozio nemmeno, ma sentita la notizia ieri mattina ho aperto», spiega, anche lui disorientato da questo cambio di rotta. «Quasi tutti i miei colleghi hanno fatto la stessa cosa: è chiaro che prima si torna a lavorare e meglio è. Domani (oggi, ndc), può essere la giornata giusta per far ripartire la vita e il commercio. Per il 2020 questa è l'ultima chiamata».
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