La città torna a vivere I locali presi d’assalto

27 Aprile 2021

La gioia dei gestori: inizia la rinascita, ma sempre attenti alle regole

PESCARA. «Oggi rinasciamo». Rivedere la gente seduta ai tavoli, seppure solo negli spazi all’aperto, è la fine di un incubo per ristoratori e baristi che da ieri, con la riapertura dei locali in zona gialla, tornano a tirare un sospiro di sollievo dopo mesi di stop & go, tra chiusure e riaperture repentine e discontinue.
La gioia degli esercenti interrotta solo per un’ora, tra le 18 e le 19, a causa di una diversa interpretazione delle leggi che ha generato panico tra alcuni titolari di bar che ieri pomeriggio alle 18 hanno chiuso le attività dopo un giro controlli di polizia e polizia municipale. I bar potevano, e possono, restare aperti anche dopo le 18, e fino alle 22, con il solo servizio ai tavoli, ma non con l’asporto. L’equivoco è stato chiarito da un funzionario della questura contattato dal presidente di Confcommercio Riccardo Padovano che ha tenuto una riunione in strada per risolvere la questione. Dopo un’ora, le attività hanno riaperto i battenti continuando ad essere operative fino all’ora del coprifuoco.
Tra i clienti c’è «voglia di normalità» che riparte dalle piccole cose. Degustare una tazzina di caffè e fare quattro chiacchiere con le amiche diventano «le più belle gioie della vita».
In centro, lungo le vie della movida e dello struscio glamour, ieri si respirava un’aria frizzantina e leggera. Voglia di libertà, troppo a lungo repressa tra lockdown e restrizioni. Pescara torna a «riveder la luce», dicono in coro i titolari dei pubblici esercizi, e fa un salto indietro nel tempo con le folle di persone che vanno avanti e indietro, che incedono lente lungo le vie, sorseggiano con calma un drink, sfumacchiano o degustano avidamente una pizzetta, tra il personale dei locali che igienizza e tira a lucido ogni superficie possibile.
Ma la reale prova del nove sarà la movida serale, la vera vocazione turistica e commerciale della città che riparte credendoci, tra mille criticità e alle prese con le perenni contraddizioni legislative. Il banco di prova dei contagi saranno i fine settimana e il prossimo maggio.
E gli imprenditori avvertono: prudenza e buon senso. «Perché se richiudiamo sarà per sempre» è preoccupato Dante Baldassarre che con fratello Massimo è alla guida del Caffè Ideale, in via Battisti, «ora non possiamo sbagliare. Gli imprenditori facciano attenzione più alla qualità del servizio e della sicurezza e meno ai numeri. Sono preoccupato per gli assembramenti che si potrebbero creare durante le festività. Ripartenza a metà senza il servizio al banco, ma per chi ha fretta c’è sempre l’asporto dalle 6,30 alle 18. Oggi è un gran giorno, comunque: la città sembra essersi risvegliata da un lungo letargo, si respira aria di leggerezza e voglia di godersi questi momenti di libertà». Mentre i barman del Caffè Ideale, Cristian Mancini, Luigi Caprini e Nando Bracciale, preparano una tazzina dopo l’altra, Baldassarre che è anche membro dei direttivo di Confcommercio, lancia l’allarme sul «momento di difficoltà che stanno attraversando i lavoratori delle sale giochi, scommesse e bingo, in cassa integrazione da 300 giorni e sulla malavita che potrebbe infiltrarsi laddove ci sono attività in crisi o che hanno chiuso i battenti».
«Che sia l’ultima ripartenza», ammonisce Daniele Capperi, Fattoria Toccaferro, «ci rimettiamo al buon senso di operatori e clienti, sperando in un allentamento del coprifuoco».
«Oggi rinasciamo», tira un sospiro di sollievo Massimiliano Pisani, titolare della pizzeria del Corso con la moglie Fernanda e il fratello Manuel, «mezzo secolo di vita e sei mesi di chiusura su 12» ironizza, «ne usciamo con le ossa rotte ma ripartiamo sperando di non dover richiudere. Per tornare ad un fatturato normale ci vorranno due anni, ma sono dispiaciuto per i colleghi che non ce la faranno a riaprire. Col coprifuoco alle 22 non avremo i turisti stranieri, ma abbiamo tante prenotazioni a prezzi ribassati del 20%: a cena dalle 19 e d’estate saremo aperti dalle 17,30».
Un appello ai buoni comportamenti arriva dalle studentesse Diana Di Meo, Domiziana Chiavelli e Alessia Rosati, alle prese col drink di mezzogiorno: «Speriamo non sia una falsa ripartenza, la speranza è il vaccino ma intanto ci godiamo il presente con piccoli gesti ma preziosi. Invochiamo rispetto, prudenza, buon senso». Sulla stessa linea, Giulia Cerqueti, Sara Finocchio, Simona Greco e Alice Sperandii, che arrivano da Roseto, Termoli e Spoltore, per «rivederci dopo tanto tempo. Viviamo intensamente questi momenti insieme, assaporiamo ogni goccia di caffè. La paura del contagio c’è sempre, ma dobbiamo ricominciare a vivere sperando nella responsabilità di ognuno».
«A piccoli passi speriamo di tornare alla normalità, molto dipenderà da quanto rispetteremo le regole», suggerisce la prof di italiano (alla Foscolo) in pensione, Graziella Di Carlo che col marito Umberto Troiano si gode «una piacevole pausa di relax» con il caffè servito al tavolo dal barman del Caffè Olimpia, sulla Nazionale, Cristiano Urilli. Alla guida dell’attività, sorta 61 anni fa, i titolari Valerio e Walter Taresco, padre e figlio con la moglie Agnieszka Szuba, soddisfatti per la ripartenza: «Il movimento di persone c’è, speriamo di continuare così». Le amiche Marilena e Martina, pescaresi, hanno «mollato tutto per la gioia impagabile» di una pizzetta di Trieste, in via Firenze.