La Cna apre la vertenza artigianato con D’Alfonso

15 Novembre 2016

PESCARA. Rispolverare dal dimenticatoio una legge di riforma del settore rimasta lettera morta, rilanciando i suoi punti più qualificanti: trasmissione e avvio d'impresa, botteghe-scuola, centri di...

PESCARA. Rispolverare dal dimenticatoio una legge di riforma del settore rimasta lettera morta, rilanciando i suoi punti più qualificanti: trasmissione e avvio d'impresa, botteghe-scuola, centri di assistenza tecnica. Sono le misure sulle quali la Cna Abruzzo chiede uno sforzo straordinario alla Regione per rilanciare il settore produttivo da anni in più evidente deficit d'ossigeno in Abruzzo: la micro-impresa. I temi di quella che la confederazione artigiana presieduta da Italo Lupo non esita a definire come una vera e propria “vertenza artigianato” sono stati al centro, nel pomeriggio di ieri, dell'incontro tra il Governatore Luciano D'Alfonso e la presidenza regionale della Cna. Alla Regione, la Cna Abruzzo chiede un impegno speciale anche dal punto di vista finanziario: non meno di due o tre milioni di euro da mettere sul piatto della bilancia, per dare sostanza a uno sforzo senza il quale è davvero difficile immaginare un futuro per il comparto produttivo più in crisi.

Uno stato di malessere che la la Cna certifica così: tra il 2010 e il 2015 l'artigianato abruzzese ha subito una flessione di ben 4.503 unità, pari a -12,48%. Con comparti quali le costruzioni e il manifatturiero ridotti allo stremo. Sulla “trasmissione d'impresa”, il cui regolamento è stato approvato dalla Giunta regionale nel luglio del 2015, la Cna chiede di prevedere misure che consentano «di trasferire un'azienda valida ed efficiente da un imprenditore che cessa la propria attività, perché non ha eredi o parenti prossimi in grado di ereditarla, a giovani che vogliano rilevarla. Con maggiori possibilità di rimanere sul mercato rispetto ad una di nuova costituzione». Quanto allo “start-up”, ovvero il sostegno all'avvio dell'attività, Cna punta a «far rimanere sul mercato le imprese che nascono ma che per carenza di servizi di accompagnamento adeguati, cessano la loro vita nei primi 3/5 anni di vita in una misura che supera il 50%».