La collina di spazzatura ora rischia di venire giù

11 Febbraio 2017

Rotto il telo di protezione, la “bomba” a picco sul Saline torna un’emergenza Il Comune impegna 46mila euro per mettere in sicurezza i rifiuti abbandonati

MONTESILVANO. L’ex discarica di Villa Carmine non dà pace al Comune di Montesilvano, costretto ora a sborsare 46 mila euro per riparare il telo che copre la montagna di rifiuti. La membrana impermeabile che dovrebbe isolare la bomba ecologica, mai bonificata nonostante che incomba pericolosamente sul fiume Saline, è stato strappato dalla forza del vento durante l’ondata di maltempo dello scorso novembre. C’è dunque l’urgenza di ripararlo per evitare che il percolato raggiunga il fiume o il terreno sottostante, come già accaduto lo scorso aprile quando la discarica fu posta sotto sequestro dalla Capitaneria di porto per la presenza di una chiazza scura di circa 500 metri. La necessità degli interventi è contenuta in una determina del dirigente e custode giudiziario del sito Valeriano Mergiotti che annuncia l’affidamento dei lavori, proprio mentre si registra una nuova emergenza, quella legata all’innalzamento del livello del fiume nella zona di Villa Carmine. L’allerta è stato diramato ieri dalla Capitaneria di Porto che ha acceso i riflettori sul superamento della soglia di preallarme e il rapido avvicinamento alla soglia di allarme nella zona più delicata per l’ambiente, quella ai piedi della discarica, dove già nelle scorse settimane sono franati gli argini. Se la piccola striscia di terreno che separa la bomba ecologica dal fiume dovesse cedere, la montagna da 300 mila metri cubi, alta 27 metri come un palazzo di 9 piani, collasserebbe nel fiume che sfocia sotto i Grandi alberghi. Si tratterebbe di un disastro ecologico di dimensioni colossali considerando che all’interno dell’ex discarica, realizzata negli anni ’70 e utilizzata per più di 10 anni, sono stati conferiti rifiuti di ogni genere, anche molto pericolosi. Per questa ragione, già nel 2003 il Ministero dell’Ambiente invitò il Comune a bonificare il sito e nel 2010, viste le reiterate inadempienze, sollecitò la nomina di un commissario ad acta; incarico assegnato nel 2012 a Domenico Orlando.

In questi 14 anni di acqua nel Saline ne è passata tanta, eppure gli interventi di bonifica sono rimasti fermi al palo, sostituiti da interventi di messa in sicurezza non definitivi e da rincorse affannose per far fronte alle emergenze periodiche. Come quella che si è verificata proprio a novembre, quando il forte vento ha strappato la membrana che ricopre la montagna e che adesso deve essere ripristinata al più presto. «La riparazione della membrana lacerata/divelta, riveste carattere di estrema urgenza», si legge nella delibera, «poiché il ripetersi di situazioni atmosferiche simili a quelle della prima settimana di novembre scorso, con raffiche di vento a raggiungere i 100 km/h, potrebbe aggravare di molto la situazione, sia sotto il punto di vista economico (ripristino di maggiori superfici di membrana), sia dal punto di vista ambientale, non essendo più garantita l’impermeabilità del sito alle acque meteoriche, con conseguente nuove attività di infiltrazione di percolato verso il sottosuolo».

I lavori sono stati così assegnati alla ditta Imperfoglia di Casinina di Auditore (Pesaro-Urbino) che, dietro una spesa per le casse comunali di circa 46 mila euro, avrà il compito di ripristinare la membrana ed evitare pericolose infiltrazioni. Intanto nei giorni scorsi, il Comune, alle prese con la conta dei danni da maltempo, ha stimato in circa 2 milioni gli interventi per il ripristino del lungofiume franato in più punti a Villa Carmine.

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