La criminalità locale dietro l’omicidio di Alessandro

17 Marzo 2018

Nuova pista per i carabinieri. Interrogatori a tappeto, sotto torchio un amico

PESCARA. Interrogatori a tappeto, senza sosta, a ripetizione. Dalla frequenza con cui si stanno ripetendo le audizioni di alcuni testimoni, sembra che gli investigatori si stiano concentrando su ipotesi che girano intorno alla criminalità locale per arrivare a dare un nome e un volto all’assassino di Alessandro Neri, il 28enne di Spoltore trovato morto l’8 marzo sul greto del torrente Vallelunga, nella zona del cimitero di San Silvestro.
Con il passare dei giorni, dopo le perquisizioni nelle case dei Lamaletto di Giuliano Teatino e Pescara, sui conti di famiglia e sulle due auto sequestrate e rimandate agli accertamenti dei Ris in programma mercoledì, sembra comunque perdere peso la pista dei dissidi tra la famiglia Neri e il ramo materno degli imprenditori italo-venezuelani. Una pista avviata dopo le dichiarazioni della madre di Alessandro, Laura Lamaletto, che per prima ha raccontato agli inquirenti dei dissapori con la sua famiglia di origine dopo che nel 2015 fu estromessa dall’azienda vitivinicola di Orsogna passata al fratello Camillo e al nipote Gaetano junior. Lo stesso nipote, ha raccontato lei stessa, con il quale qualche tempo fa Laura Lamaletto ebbe un duro scambio di battute per strada. Tutte circostanze su cui gli investigatori stanno lavorando per verificare ed escludere aspetti che appaiono già deboli, ma che comunque saranno puntualizzati definitivamente dall’esito degli accertamenti dei Ris, e dopo aver sentito Camillo e Gaetano Lamaletto a tutt’oggi negli Stati Uniti.
È invece in altre direzioni che sembrano puntare i carabinieri del reparto Operativo e del Nucleo investigativo. Sia per alcune frequentazioni della vittima, sia anche per il luogo e le modalità in cui è maturato l’omicidio. Difficile ritenere che un killer arrivato da chissà dove potesse conoscere quell’angolo di fango e canneti sul greto del torrente Vallelunga alla fine di una stradina sterrata che arriva quasi un chilometro dopo l’ingresso a valle del cimitero di San Silvestro. E difficile anche, per quello che ha rivelato l’autopsia, ritenere che sia stata un’esecuzione. Il primo proiettile ha ferito Alessandro su un fianco, come se lo stessero minacciando per ottenere qualcosa, come se lo volessero impaurire per dargli una lezione. Ma Alessandro non era uno che si lasciava piegare, o che tradiva un amico. La sera del 5 marzo, poco dopo aver salutato la madre nella loro casa di Villa Raspa, il terzo dei quattro figli di Laura e Paolo Neri deve aver risposto a parole, con il suo sguardo fiero, a quella che forse sembrava essere solo un’intimidazione. Si sarà divincolato, o avrà provocato il bandito che gli urlava contro, se poi alla fine quello ha premuto il grilletto della semiautomatica e il proiettile ha passato Alessandro da fianco a fianco. Si è accasciato a terra, ma il suo sguardo fiero non era ancora spento quando alla mano armata non è rimasto altro che concludere quell’opera infame: gli ha sparato un colpo in testa dall’alto verso il basso e così l’ha ucciso. E aiutato da qualcuno, forse dallo stesso che ha tradito Alessandro e che l’ha portato in quella trappola, l’ha abbandonato lì, tra il fango e l’acqua del canneto dove è stato ritrovato tre giorni dopo. Senza chiavi, senza soldi, ma con il telefonino. Non si drogava Alessandro, che aveva la fedina penale immacolata, se non fosse per un piccolo incidente di gioventù. Un ragazzo pulito non solo per chi lo ha conosciuto, ma anche per le forze dell’ordine che hanno ricostruito la sua vita anche da quel punto di vista. Eppure tra i tanti amici, tra i tantissimi amici che aveva Alessandro, c’è anche chi la pedina penale non ce l’aveva così immacolata. Persone che hanno fatto parte dell’ambiente malavitoso di Pescara e che con Alessandro avevano stretto legami di amicizia veri. È da loro, da alcuni di loro, che gli investigatori si aspettano, e stanno cercando senza sosta, la chiave di questo giallo. Per questo ieri pomeriggio, a distanza di tre giorni dall’interrogatorio fiume di circa otto ore, è stato risentito dai carabinieri uno dei migliori amici di Alessandro. Un interrogatorio che arriva dopo le tre ore passate in caserma domenica dalla madre, convocata di nuovo in Procura due giorni dopo e, ancora, dopo le quattro ore in cui, l’altro ieri, sono stati ascoltati i due fratelli di Alessandro rientrati dall’estero. Come se - ma sono solo sensazioni - qualcosa iniziasse a venire a galla. «Ancora nessun indagato», dicono i carabinieri.