La Croce Rossa sfrattata dalla Provincia

Il benservito a 400 angeli del soccorso per un vecchio debito di 25mila euro. Il presidente Nieddu: «Noi volevamo pagare»
PESCARA. Il benservito ai 400 angeli del soccorso è stato ufficializzato giovedì mattina con la notifica dello sfratto esecutivo da parte dell’ufficiale giudiziario del tribunale.
La Croce rossa, entro il 17 aprile, dovrà lasciare i locali del comitato provinciale in via Avezzano a causa di un vecchio debito da 25mila euro che era stato contratto con la Provincia dalla vecchia gestione.
Il tutto nonostante la ferma volontà dell’attuale presidente Fabio Nieddu di saldare interamente la morosità «pur di consentire ai volontari di poter continuare a svolgere le proprie attività in favore dei nostri concittadini».
Il “no” a ogni forma di conciliazione è stato messo nero su bianco dal presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco in una lettera del 4 dicembre scorso, in cui si specifica «la stringente necessità di poter disporre dei locali di proprietà al fine di destinarli ad attività di valenza istituzionale» e si diffida l’associazione a lasciare la sede entro dieci giorni dalla missiva.
Una posizione che ha lasciato di stucco i 400 angeli del soccorso che ogni giorno sacrificano il proprio tempo libero per aiutare gratuitamente ben 423 famiglie in difficoltà, offrendo un servizio indispensabile sul territorio anche attraverso la distribuzione di pacchi di generi alimentari.
L’alternativa individuata dall’Ente di una nuova sede per la Croce rossa al primo piano della scuola dell’infanzia Villa Fabio, lungo la trafficata via del Circuito, appare ai dirigenti e ai volontari «difficilmente percorribile» perché si tratterebbe di spostare uomini e mezzi in una sede «strutturalmente inadeguata» rispetto alle loro esigenze e poiché si rallenterebbe tantissimo il servizio di ambulanza che quotidianamente copre tra le venti e le trenta uscite giornaliere.
I locali in via Avezzano sono stati dati in affitto alla Croce rossa nel 2006 dall’allora presidente Pino De Dominicis e dall’ex prefetto Giuliano Lalli. Dodici anni fa, l’amministrazione provinciale contribuì con risorse proprie alla ristrutturazione degli spazi, provvedendo alla sistemazione delle porte e del parquet e riverniciando interamente i locali. Le foto dell’inaugurazione sono ancora affisse sui muri della sede, accanto agli encomi formali ricevuti dai volontari per essersi sacrificati durante le grandi emergenze di protezione civile affrontate.
«Qualsiasi motivo politico ci possa essere alla base di questa assurda decisione», si rammarica il presidente della Croce rossa Nieddu, «non giustifica la totale chiusura da parte di Di Marco che agisce non come soggetto privato, ma come rappresentante delle istituzioni. Le presunte attività di valenza istituzionale, nel bilanciamento degli interessi sostanziali, risulterebbero preminenti rispetto all’interesse pubblico soddisfatto dall’aiuto che quotidianamente doniamo a 423 famiglie di Pescara che subiscono le drammatiche conseguenze della crisi economica e del tasso di disoccupazione che attanaglia la nostra realtà territoriale?», si domanda infine Nieddu.
Il vecchio debito da 25mila euro è stato contratto a seguito del cumulo dei canoni di affitto non pagati negli anni dal 2011 al 2015, quando il comitato provinciale della Croce rossa è stato commissariato.
«L’ente che io presiedo da marzo 2016», specifica Nieddu, «rappresenta una realtà distinta e differente: basti pensare che oggi la Croce rossa è stata privatizzata e il comitato locale non è più un ente pubblico, ma un’associazione privata. Non solo durante la mia gestione il canone di affitto dei locali è sempre stato pagato, ma per evitare problemi e consentire la continuità del servizio ai cittadini ho già mostrato l’impegno a saldare anche le passate morosità, sulla base di un nuovo contrato di affitto».
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