La cucina abruzzese conquista Roma Arriva anche Niko

17 Ottobre 2014

Lo chef tristellato apre il suo “Spazio” ad Eataly Il successo di ristoranti, osterie e bar nostrani

La cucina abruzzese alla conquista di Roma. E lo fa con il suo chef numero 1, quel Niko Romito che quest’anno ha fatto incetta di titoli conquistando sia le tre stelle Michelin che i tre cappelli della guida ristoranti L’Espresso. Romito nei prossimi giorni aprirà il suo ristorante-laboratorio “Spazio temporary”, proponendo la stessa filosofia della Niko Romito Formazione, la Scuola di Alta Gastronomia che lo chef ha aperto due anni fa all’interno di Reale Casadonna a Castel di Sangro (L’Aquila). Dopo Rivisondoli (nei vecchi locali del Reale) e dopo il resort di Capofaro di Tasca d’Almerita, Spazio approda al terzo piano di Eataly Roma, nell’ex Air Terminal dell’Ostiense. L’iniziativa verrà presentata venerdì 24 ottobre a Torino, al Salone del Gusto Terra Madre 2014 da Niko Romito e da Oscar Farinetti, il patron di Eataly.

A Spazio saranno i giovani allievi di Romito a gestire tutto. «In sala gli ospiti dialogheranno direttamente con i cuochi della Niko Romito Formazione, che si alterneranno tra i fornelli e la sala, raccontando le loro creazioni, la scelta degli ingredienti e delle preparazioni», spiega lo chef tristellato. «Per quanto riguarda il menu sarà in continua evoluzione. Insieme ad Oscar abbiamo deciso di iniziare questo nuovo progetto che vede i giovani cuochi in prima linea in una formula lavorativa unica nella quale potranno acquisire sicurezza, capacità di confronto e competenze nella gestione diretta del locale».

Ma se Niko Romito rappresenta il fiore all’occhiello della cultura gastronomica abruzzese a Roma, la cucina abruzzese fin dal dopoguerra è ben radicata nella Capitale. Soprattutto l’emigrazione dalla Marsica, dal Teramano e dalla Valle Peligna fece conoscere ai romani la pasta alla chitarra e gli arrosticini. «Bisogna tener conto che il 50-60% delle trattorie romane hanno origini abruzzesi», spiega il regista pescarese Walter Nanni, che da anni lavora a Roma. «Molte di queste attività oggi percepite come “romane” sono figlie dell’emigrazione degli abruzzesi verso la capitale alla fine degli anni Cinquanta. Purtroppo qui la cucina abruzzese è sempre stata considerata una cucina di serie B, povera e comunque subalterna a quella romana», conclude Walter Nanni, il quale quando è a Roma non pranza in ristoranti abruzzesi, ma in passato ha frequentato Il Piccolo Abruzzo, ristorante di via Sicilia 237: «È dalle parti di via Veneto, ci mangiai bene e credo che il titolare fosse un marsicano».

Frequentato anche dai personaggi dello spettacolo è il ristorante Nello L’Abruzzese, in via Monte Santo 13, mentre politici e giornalisti non disdegnano l’Ambasciata d’Abruzzo di via Pietro Tacchinoni, quartiere Trieste, zona Parioli, ristorante ancora in voga che sarebbe stato tra i preferiti del giornalista Bruno Vespa e di Maurizio Costanzo. Pasta alla chitarra, cacio e pepe e agnello scottadito non mancano al Ristorante Zefferino di via delle Coppelle 20 a Trastevere, preferito dalla senatrice aquilana Stefania Pezzopane, mentre l’ex presidente della Regione Ottaviano del Turco ama pranzare da Settimio in via dell’Arancio, il cui titolare è originario di Montereale. Gettonato anche L’Abruzzese, ristorante di via dei Gracchi dove la sera è possibile mangiare una pizza discreta, in competizione con due rinomati locali storici: il “Matriciano” e la pizzeria “Zì Gaetana”. Contaminazioni con la cucina romana si provano all’Hostaria Abruzzese di via Tripolitania 82, mentre punta sulla cucina romana Antonio Esposto, titolare dell’Osteria da Gusto di piazza Augusto. Anche il cuoco della Presidenza della Camera dei Deputati è abruzzese: si tratta dello chef-sindaco di Villa Santa Maria Giuseppe Finamore. Tradizione anche alla Taverna Abruzzese di via Migiurtinia 35, mentre innovazione pura e grande attenzione alle materie prime offre il wine bar Conca d’Oro di via Somalia 287, il locale di Fabio Orfanelli ispirato alla famosa Conca d’Oro di Avezzano, che fino a pochi anni fa condivideva come titolare insieme ai genitori e al fratello Mauro. Pasti caldi a pranzo e aperitivi di sera, conditi spesso dalla musica jazz suonata dal vivo.

Anche se nessuno di questi ristoranti, osterie e bar possono oggi fregiarsi di stelle e cappelli, il loro successo tra turisti e romani è indiscutibile. (l.d.f.)

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