La cucina della nonna? È “topica”

Oggi a Vasto la finale del festival nazionale delle specialità locali
VASTO. Non solo arte della gastronomia. Anche la solidarietà umana è risorsa del territorio, “prodotto topico” (nel senso greco di topos, luogo) della gente d'Abruzzo, Molise, Calabria e Campania. Questa sera a Vasto (centro storico, ore 19) finale con proclamazione del Prodotto Topico 2016. Oltre alla degustazione di sessantasei specialità regionali ci sarà modo di offrire un contributo libero e spontaneo a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto. Sono tre le municipalità marchigiane entrate a far parte del circuito “Prodotto Topico”: Acquaviva Picena, Monsampolo del Tronto e Monteprandone ( provincia di Ascoli Piceno), che rinunceranno alla tappa vastese in segno di vicinanza ai centri vicini devastati dal sisma. «Far sentire anche la nostra vicinanza sarà un gesto dovuto» dichiara Orazio Di Stefano, sociologo e giornalista di San Salvo, motore dell'iniziativa organizzata per il terzo anno consecutivo con l'obiettivo di riscoprire e valorizzare il prodotto che ciascun luogo possiede. Dall'Appenino al mare questi gli assi messi in gioco dall'Abruzzo: Carciofi di Cupello, cozze e sagnette con ricotta salata di Montazzoli e peperone dolce di Altino, porchetta di Lentella, pesche al forno di San Salvo, pizza di solina con capocollo di Palombaro, pasta della Fara di Fara San Martino, tacconcini al sugo di pesce di San Vito, formaggio fritto teramano, celli ripieni di Fresagrandinaria, Sise di monache di Guardiagrele, Pietre di Pallano di Tornareccio, frittata con tolle d'aglio rosso di Torricella Peligna, pane e olio di Roccascalegna, salsicciotto frentano di Gessopalena, pizza a figlitte di Tufillo, pizza di solina di Capestrano, pesche di Piazzano di Atessa, ventricina e polpe di ventricina di Palmoli, turc(i)nill' di Dogliola, 'ndurciullun al sugo di ventricina "accademica" di Scerni di Vasto, melanzane ripiene alla vastese, sagne a lu cuttéur' di Castiglione Messer Marino, pasta croccante di solina e ceci di Tornareccio, totare casolane. Una rassegna già ricca ma non esaustiva del patrimonio gastronomico più identitario, e spesso misconosciuto, del genius loci regionale. Che è quanto il festival, dotatosi di comitato scientifico ad hoc, intende portare allo scoperto. Attraverso racconti delle nonne, storie, tradizioni da tramandare per ridare omogeneità a un territorio da troppo tempo frammentato, spiega Di Stefano. Da un'analisi qualitativa fatta con il Dipartimento di sociologia dell'Università di Chieti, la volontà di mettere a rete i prodotti identitari di città, paesi e piccoli borghi. Una rete in progressiva espansione, partita tre anni fa per portare all'attenzione le risorse della valle del Trigno e che ben presto ha travalicato i confini regionali abbracciando a tutt'oggi sei regioni del centro sud Italia. «Ad ogni proclamazione di prodotto topico e del suo cavaliere si esprime l'orgoglio di appartenenza ad una comunità. Vogliamo offrire un contributo per un nuovo sviluppo locale, la possibilità di creare lavoro tornando alle terre colpevolmente abbandonate per l'industrializzazione selvaggia, una risposta sana alla globalizzazione» considera Di Stefano. Un progetto che parte dal basso e che nella sua formula immediata ha subito incontrato il consenso popolare. Una giuria spontanea si affianca infatti a quella di esperti guidata dal responsabile della condotta Slow Food di Lanciano Vasto, Raimondo Pascale. Il volume “Le vie topiche” curato da Roberta Di Stefano e appena edito da Q edizioni (Vasto), racconta lo stato dell'arte. «Non conosciamo il giudizio della giuria qualificata che decreterà i vincitori ma la giuria popolare a cui teniamo moltissimo ci ha già scelto» il commento di Luigi Di Lello, ideatore e fondatore dell'Accademia della ventricina vastese (nella foto il controllo della stagionatura), dopo il saggio di cucina scernese alla finale di Agnone.
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