La De Cecco si prepara a sbarcare in Piazza Affari

21 Marzo 2018

Il gruppo alimentare di Fara San Martino avrebbe già scelto l’advisor La quotazione in Borsa dopo l’estate. Valutazione tra 600 e 800 milioni  

PESCARA . Potrebbe essere il 2018 l’anno buono. Dopo tre tentativi andati a vuoto il gruppo De Cecco sembra intenzionato a concludere l’iter per arrivare finalmente alla quotazione in Borsa. Ieri la notizia è stata rilanciata dal quotidiano economico Il Sole 24 ore che, citando «rumors raccolti in ambienti finanziari», ha scritto che il gruppo guidato da Filippo Antonio De Cecco, avrebbe individuato come consulente finanziario Rothschild, «che si dovrebbe unire, dunque, ai global coordinator». «La squadra delle banche non sarebbe ancora stata definita», scrive ancora il Sole, «ma da tempo circolano i nomi di Credit Suisse e Unicredit». Il quotidiano economico si chiede anche quanto potrebbe valere De Cecco in Piazza Affari. Prendendo come confronto gruppi come la spagnola Ebro Foods e la francese Danone, la valutazione, riporta il quotidiano, potrebbe arrivare a 600-700 milioni, fino a 800 milioni. Per il via libera finale alla quotazione bisognerà comunque scavallare la Pasqua e attendere l’assemblea dei soci prevista per i primi giorni di aprile.
Come detto, la società di Fara San Martino è arrivata diverse volte sulla soglia di Piazza Affari, senza fare il passo finale. La prima volta fu nel 2008, quando la De Cecco annunciò l'operazione di quotazione nel segmento Star, riservato alle medie imprese con capitalizzazione tra 40 milioni e un miliardo. La quotazione fu preceduta da una riorganizzazione societaria che concentrò le attività strategiche all'interno del gruppo e razionalizzò la catena di controllo, attraverso la fusione inversa per incorporazione della controllante La Fara dei F.lli De Cecco di Filippo nella controllata F.lli De Cecco, e il consolidamento di alcune società, tra cui il Molino e Pmi, l'azienda che importa la pasta De Cecco negli Usa. Per l'occasione l'assemblea modificò anche lo statuto della società, prevedendo l'aumento del numero dei membri del cda al momento della quotazione. Ma eravamo nel 2008, all’inizio della crisi economica più pesante dopo quella del 1929 e le condizioni di mercato consigliarono l'azienda abruzzese a fare marcia indietro. In un comunicato il cda spiegò che si era reputato «opportuno sospendere il processo di quotazione e monitorare l'andamento dei mercati e l'evoluzione del quadro normativo e regolamentare, per cogliere il momento più conveniente per la ripresa delle attività, in attesa di una maggior chiarezza delle condizioni di mercato e di una definitiva certezza circa la regolazione delle procedure e degli obblighi connessi all'adozione del prospetto tripartito». Si tornò a parlare di Borsa nel 2013, sulla spinta di un'ottima semestrale e dei piani di quotazione preparati dai joint global coordinator Mediobanca e Jp Morgan. Anche in questo caso il progetto fu accantonato. Terzo tentativo nel 2017. Il pastificio si presentava all'appuntamento con un bilancio consolidato (2015) di 416 milioni di cui 174 realizzati all'estero e con fatturato in crescita. Ma la prudenza consigliò ancora una volta l’assemblea di aspettare. Ora i tempi dovrebbero essere maturi. E con il gruppo De Cecco in Borsa potremo finalmente dire che la grande crisi che ha cambiato il volto dell’economia mondiale è davvero alle nostre spalle.
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