La denuncia? Ai pescaresi piace farla sul telefonino

Bilancio della questura sull’uso di YouPol, il programma da scaricare sul cellulare Segnalati tanti episodi di spaccio e bullismo. Misiti: «Uno strumento utilissimo»
PESCARA. Funziona. La App della polizia che consente di far arrivare segnalazioni anonime alla sala operativa della questura su episodi di droga e bullismo, sta riscuotendo consensi. Lo dicono i numeri. Da quando è stata lanciata in città, la App YouPol è stata usata 63 volte per inviare messaggi alla polizia (i dati sono aggiornati al 20 settembre).
Era il 14 aprile quando la questura del capoluogo adriatico è stata scelta a livello sperimentale per questa nuova forma di dialogo tra i cittadini e la polizia. E oggi, volendo tirare le somme, sono i numeri a parlare. Delle segnalazioni arrivate tramite il programmino installato sui cellulari, 40 riguardano il fenomeno della droga, 8 si riferiscono ad episodi di bullismo e altri 15 non riguardano nessuna di queste voci ma sono relative a questioni non rilevanti, anche se sono state comunque esaminate.
Nel capitolo droga qualcuno ha ritenuto opportuno inviare le stesse segnalazioni a ripetizione, forse nella speranza che venissero prese in considerazione in tempi rapidi o immaginando che così ci sarebbero stati degli sviluppi immediati. Una segnalazione, ad esempio, è stata “spedita” una dozzina di volte, con la richiesta di studiare la vicenda. Tra i 40 messaggi che riguardano gli stupefacenti ce n’è uno che ha portato, nelle scorse settimane, all’arresto di padre e figlio, rintracciati a Montesilvano proprio dopo le indicazioni giunte alla squadra mobile attraverso la App, in forma anonima.
Quando arrivano i messaggi attraverso la App, spiegano dalla questura, vengono valutate e poi smistate tra i diversi servizi, che avviano gli accertamenti, laddove ce ne siano i presupposti.
C’è anche chi ha usato impropriamente la App. Dopo averla installata sul cellulare qualcuno ha ritenuto di poterla usare per fornire informazioni irrilevanti alla polizia. C’è chi ha scritto di non poterne più di condomini o vicini rumorosi e chi si è lagnato per un servizio (non richiesto) che è stato attivato (a pagamento) dalla compagnia telefonica sul suo cellulare.
La polizia punta a far conoscere sempre più questa App ai giovani per cui ci saranno presto degli incontri nelle scuole, annuncia il questore Francesco Misiti. Appuntamenti finalizzati a sensibilizzare gli studenti su argomenti che li riguardano molto da vicino, come il bullismo e il consumo di stupefacenti, e a responsabilizzarli facendo sapere che possono comunicare direttamente agli investigatori informazioni preziose, senza timore di essere individuati. Proprio i giovani, d’altronde, sono gli utilizzatori più esperti di telefonini. Ma la App è rivolta a tutti, non solo a loro. È «utilissima», prosegue il questore, perché «permette di dare un grosso aiuto alle forze di polizia per la prevenzione e repressione dei reati. E garantisce l’anonimato a chi ha qualcosa da denunciare».

