La difesa di Lacchetta chiede nuovi accertamenti

PESCARA. Nonostante l'inchiesta madre sulla tragedia dell'hotel Rigopiano sia già nelle mani del giudice per l'udienza preliminare (l'udienza di discussione è stata fissata al 16 luglio prossimo),...
PESCARA. Nonostante l'inchiesta madre sulla tragedia dell'hotel Rigopiano sia già nelle mani del giudice per l'udienza preliminare (l'udienza di discussione è stata fissata al 16 luglio prossimo), continua l'attività investigativa difensiva dei legali del sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta. Due le richieste che sono state avanzate dagli avvocati Goffredo Tatozzi e Cristiana Valentini al procuratore capo Massimiliano Serpi e al sostituto Andrea Papalia, titolari dell'inchiesta. Una è già stata evasa qualche giorno fa ed era relativa all'esame del telefono cellulare di Claudio Ruffini, l'ex segretario alla presidenza del consiglio regionale quando governatore era Luciano D'Alfonso. I carabinieri forestali che si stanno occupando di queste indagini suppletive, su richiesta appunto dei difensori di Lacchetta hanno acquisito dalla procura dell'Aquila la copia forense dei dispositivi sequestrati a suo tempo a Ruffini nell'ambito dell'inchiesta su Palazzo Centi (poi passata a Pescara e peraltro conclusa con una archiviazione). In base alla delega dei magistrati, gli investigatori hanno esaminato il traffico arrivando a concludere che dall'analisi dell'apparato telefonico non sono emersi dati utili per poter affermare che Ruffini fosse stato informato dell'isolamento dell'hotel Rigopiano prima della caduta della valanga. Il secondo ulteriore accertamento, invece, sempre richiesto dalla difesa di Lacchetta, riguarda la raccolta delle testimonianze di alcuni rappresentanti della Croce Rossa Italiana che erano in servizio a Penne nei giorni del disastro. Quattro di loro, indicati appunto dai difensori, sono stati convocati dai carabinieri forestali per il 19 e il 20 marzo prossimi. Sono Antonio Baldacchini del Coc di Penne; Roberto Sgambato, che annotò la chiamata fatta dal cameriere dell'hotel, Gabriele D'Angelo, una delle vittime della tragedia, che la mattina del 18 gennaio 2017, giorno della caduta della valanga che annientò la struttura alberghiera facendo 29 morti, fece alcune telefonate di richiesta di aiuto. E poi altri due volontari della Croce Rossa, Domenico Di Matteo e Roberto Valentini, quest'ultimo, lo ricordiamo, fu il volontario che ricevette la telefonata di D'Angelo, e al quale fornì il numero della Prefettura per farlo mettere in contatto con chi lo avrebbe potuto aiutare. Insomma, anche con l'inchiesta ormai chiusa, la procura continua a fornire riscontri alle richieste investigative della difesa di uno dei principali indagati di questa drammatica vicenda. Resta ancora aperta, invece, l'inchiesta bis su Rigopiano, quella che riguarda l'ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, e altri sei tra dirigenti e funzionari prefettizi, accusati di frode processuale per un presunto depistaggio.

