La droga viaggia in ambulanza Arrestato pescarese di 49 anni

Nella rete della Finanza otto persone tra cui Mario Spinelli: a lui erano diretti 25 chili di marijuana Il mezzo di soccorso utilizzato per evitare i controlli lungo il viaggio, nel periodo della zona rossa
PESCARA. Droga che veniva trasportata in ambulanza, per non destare sospetti durante la permanenza in zona rossa, in piena emergenza sanitaria per il Covid-19, quando i controlli sulle strade erano costanti. Decine e decine di chili di stupefacente, per lo più marijuana, al centro di un ricco traffico sull’asse Roma-Pescara-Messina scoperto dalla Guardia di Finanza che, con questa indagine, ha svelato anche un «consolidato e stabile collegamento criminale tra il clan pescarese degli Spinelli (imparentato con i Casamonica e gli Spada) e persone vicine ai noti clan mafiosi siciliani Spartà e Santapaola-Ercolano, rispettivamente di Messina e Catania». Uno dei componenti del gruppo che faceva affari con la droga era, per la Guardia di finanza, Mario Spinelli, 49 anni, del clan rom pescarese, già finito nei guai per droga, ipotesi di riciclaggio e ricettazione: ieri è stato arrestato dalle Fiamme Gialle nel capoluogo adriatico e nell’ambito dello stesso blitz, all’alba, sono state coinvolte altre sette persone, tutte destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare. L’operazione di ieri è stata chiamata “Red drug”, fondendo il concetto del traffico di stupefacenti con quello della zona rossa, che gli indagati hanno sfruttato per movimentare i carichi di marijuana senza destare sospetti, usando un’ambulanza riconducibile a una onlus messinese. Evidentemente non sapevano che la Finanza spiava le loro mosse, seguendo i passaggi di tre grossi carichi di droga, di cui uno - di 25 chili - destinato a Pescara, a febbraio, a favore di Spinelli. Altri due, invece, rispettivamente di 30 e 35 chili, dovevano raggiungere Messina, ma nessuno dei due è stato recapitato perché l’intervento e il sequestro delle Fiamme gialle ha fatto saltare tutto: nel primo caso è stata bloccata un’ambulanza, carica di droga, nel secondo caso il ritrovamento del carico è avvenuto su un autoarticolato per alimenti sbarcato in Sicilia.
Le indagini sono partite proprio nell’isola e ad occuparsene sono stati gli uomini del Gruppo d'investigazione sulla criminalità organizzata del Nucleo di polizia economico finanziaria di Messina e quelli dello Scico di Roma. Gli indagati avevano messo su una «consorteria criminale», così la definisce la Finanza dalla Sicilia, e il campo di azione era quello di «Messina e Catania, con propaggini a Roma e Pescara» per la «commercializzazione di elevati quantitativi di droga». La dimostrazione di questi affari è nel sequestro di oltre 65 chili di marijuana, nei due diversi interventi. Le indagini, dirette dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, hanno permesso di ricostruire le varie fasi che riguardavano i passaggi di droga, dalla pianificazione dell’approvvigionamento al trasferimento dei tre carichi monitorati. E sono emersi, sempre in base alla ricostruzione dei Finanzieri, i ruoli all’interno del gruppo: i promotori ed organizzatori sono tre pregiudicati, uno di Messina contiguo al clan mafioso Sparta e due catanesi contigui alla famiglia Nizza che fa parte del clan mafioso catanese Santapaola-Ercolano. Sodali del gruppo, due messinesi e un brontese, i corrieri che curavano l’approvvigionamento e la distribuzione delle partite in Abruzzo e Sicilia, fornite da un pregiudicato messinese che vive a Roma. Quanto al pescarese Spinelli, «elemento di spicco del clan», non è escluso dai finanzieri che rifornisse la piazza siciliana.
Dalle intercettazioni si è scoperto che gli indagati volevano prendersela con i corrieri, non sapendo dove fosse finita la droga sequestrata: «Ci ammazziamo la famiglia, saliamo e lo scotoliamo. Gli ammazziamo mamma, sorella, figli e moglie», dicevano.

