La falsa infermiera ora dovrà assistere i malati di Aids
PESCARA. Per 42 settimane la falsa infermiera scoperta circa un anno fa dai carabinieri del Nas di Pescara presterà un servizio di pubblica utilità alla Casa famiglia "Il samaritano", struttura della...
PESCARA. Per 42 settimane la falsa infermiera scoperta circa un anno fa dai carabinieri del Nas di Pescara presterà un servizio di pubblica utilità alla Casa famiglia "Il samaritano", struttura della Caritas che dal 1999 assiste i malati di Aids.
Il giudice Antonella Di Carlo ha disposto infatti per la donna, una pescarese di cinquant’anni, accusata di truffa e falso, la sospensione del procedimento con messa alla prova per la durata di 13 mesi. In particolare, la 50enne dovrà lavorare alla Caritas nove ore a settimana per un totale di 378 ore. Inoltre, per tutta la durata della messa alla prova dovrà versare ogni mese 100 euro in favore dell'associazione italiana contro le leucemie e i linfomi.
La falsa infermiera è stata scoperta grazie alle segnalazioni del collegio Ipasvi, e in particolare di un collega infermiere che si sarebbe accorto dell’’incapacità della donna di eseguire i prelievi di sangue.
La vicenda risale all'estate 2017. Secondo l'accusa, la 50enne, mediante «artifici e raggiri», avrebbe «indotto in errore i responsabili dell'agenzia di lavoro Manpower srl e i competenti uffici della Asl in merito ai titoli professionali di cui era in possesso», procurandosi «l'ingiusto profitto derivante dall'espletamento dell'attività di infermiera professionale presso il reparto di Cardiologia dell'ospedale di Pescara». Ma la qualifica di cui si fregiava «in verità» non era «posseduta», sostiene sempre l’accusa.
La 50enne avrebbe lavorato solo per alcune settimane, dopodiché, quando è stata scoperta, è stata costretta ad interrompere l’attività.
La Asl di Pescara, tramite l'avvocato Giovanni Mangia, e l'agenzia di lavoro Manpower sono parte civile nel procedimento. Il 7 novembre la donna dovrà comparire nuovamente davanti al giudice per le udienze preliminari Di Carlo per la verifica della messa alla prova.
Nel 2017 il Collegio degli infermieri di Pescara ha segnalato due casi, allora presunti, di falsi infermieri sollecitando un controllo sui titoli «prima e non dopo il reclutamento» del personale in modo da essere certi del percorso formativo e dell’iscrizione dell’infermiere all’albo professionale gestito proprio dall’Ipasvi.
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