La famiglia di Massimo Ciarelli: «Basta con l’odio». Appello al sindaco

Migliaia di messaggi sui social plaudono alla morte del 43enne: «Gli rimproverano la semilibertà, ma il suo conto con lo Stato lo aveva già pagato. Chiediamo solo silenzio»
PESCARA. Ringraziano il karma, il cielo, esultano “per la bella notizia” e si augurano di leggerne altre dello stesso tenore e con le stesse vittime. “Uno in meno” è il commento più ricorrente, insieme a quelli in cui se la prendono con “giudici e magistrati” che hanno concesso la semilibertà a un omicida: “se stava in carcere ora era vivo e vegeto”. E addirittura c’è chi si duole che nello schianto non sia stato coinvolto anche un magistrato (colpevole di avergli concesso la semilibertà), “sarebbe stato epocale, ma va bene lo stesso”. Sono migliaia i messaggi di odio apparsi in questi giorni sotto le notizie pubblicate sui social relative alla morte di Massimo Ciarelli, il 43enne che 14 anni fa uccise con un colpo di pistola l’ultrà pescarese Domenico Rigante.
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