La festa di Sant’Andrea: dal palo della cuccagna alle sfide a remi sul fiume

30 Luglio 2023

Oggi la processione. La tradizione risale al 1867, ricordi e aneddoti  Quando c’erano le gare di maccheroni e si tiravano i sassi alle barche

PESCARA. La rivalità tra le due marinerie nord e sud che si sfidavano per tre giorni al gioco della cuccagna, su quel palo ingrassato d’olio in bilico sul fiume e con un’estremità puntata all’interno di una barca, e le gare dei maccheroni aglio, olio e peperoncino da mangiare con le mani legate dietro la schiena. C’era il sorteggio tra le lancette per accaparrarsi la statua del Santo da portare la domenica in mare, la stessa processione che si celebra oggi a partire dalle 10.30, e la corsa dei battelli che risalivano il fiume remando controcorrente, dagli ex serbatoi Di Properzio fino al campanile del Comune di Pescara, mentre le donne dei pescatori tiravano i sassi alla squadra avversaria dall’ex tracciato ferroviario, costringendola a perdere tempo. E poi i filetti di seppie fritte preparati da Enrichetta e il polipo alla brace di Pennese, la cassetta con i pesci donati da ogni famiglia di marinai e gli immancabili fuochi pirotecnici sulla battigia, mentre Guerino Maione detto “Ciuciù” si scatenava con il ballo della pupa fino a tardi.
L’album dei ricordi della festa di Sant’Andrea è popolato di volti scavati dal sale e dalla fatica, di uomini dalla risata contagiosa e dalle mani grandi, addestrate per tirare su le reti da pesca, ma anche del vociare di donne operose, con l’immancabile fazzoletto legato in testa, mentre si danno da fare in cucina preparando piatti che profumano di mare. Ad accompagnarci indietro nel tempo in questo viaggio nella memoria di una delle feste più longeve dei pescaresi, la cui tradizione risale al 1867, è Riccardo Padovano, storico portavoce dei balneatori e bandiera della marineria. «Nel 1956 fu padre Moretti a far avvicinare alla parrocchia tutti i pescatori che sollazzavano nel parco di Villa de Riseis, chiedendo loro di organizzare la processione in mare come già avveniva per San Cetteo», racconta Padovano, «le famiglie dei marinai Ammirati, Pagliaro, Pacchione, Cipollone, Maione, Padovano, Di Carlo, Palestini, Pennese, Frociacchi e Mazza si incontrarono in via Gobetti, al bar di Enrico Cipollone detto “Ricuccio”, il futuro ristorante “La Tartana”, e iniziarono a preparare la manifestazione». La scelta ricade sull’ultima settimana di luglio, nei giorni di sabato, domenica e lunedì. Tutto ha inizio con “il tocco” ossia “la conta”, quel sorteggio tra i proprietari dei pescherecci per individuare chi dovesse portare il Santo in processione per rendere omaggio ai caduti in mare, con la corona di fiori da gettare al largo di piazza Duca. Una tradizione che in tanti negli anni a venire si contenderanno, compresi i politici di grido fotografati sulle navi ammiraglie nelle varie edizioni della manifestazione.
«La festa vera e propria», ricorda Padovano, «si apriva con lo “sparo” del sabato sera seguito dalla “gara de li maccarune”: con le mani legate si doveva mangiare pasta aglio, olio e peperoncino che cuoceva da morire, fatta con il lazzaretto dalla signora Palestini, mamma di Gabriele Correntini. Per tre giorni i ragazzi della marina nord e quelli di borgomarino sud si sfidavano sul palo della cuccagna, in equilibrio sul fiume, tra gli applausi e i fischi del pubblico». «La domenica», prosegue Padovano, «era la festa dei paesani che venivano da fuori città per mangiare il pesce fritto e i polpi arrosto: i migliori e i più teneri erano quelli dei Pennese. Il lunedì invece era il giorno dei pescaresi. Oggi tra gli stand ci sono gli arrosticini, ma allora il rito era il pesce fritto cucinato e servito dalle donne della marina. Antonio Maione detto “Papilione” invece organizzava le gare dei battelli del lunedì, due della marina sud e due della marina nord, i gonfaloni di una volta che dovevano remare controcorrente e chi vinceva riportava a casa lo stendardo».
L’album di memorie di Padovano si chiudono con un ricordo e una promessa: «La cuccagna è nata qui, solo dopo è stata esportata a Cesenatico e Porto Santo Stefano: l’obiettivo è riportarla a Pescara già nel 2024».
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