La Fondazione Pescarabruzzo «Operazioni alla luce del sole»

13 Marzo 2019

L’ente presieduto a lungo da Mattoscio difende le attività finite nel mirino di procura e ministero «Non c’è mai stata alcuna indagine né richiesta di chiarimenti da parte del dicastero delle Finanze»

PESCARA. «La Fondazione smentisce categoricamente che ci sia stata o sia in corso una qualsiasi indagine o anche una semplice richiesta di chiarimenti da parte del ministero dell’economia e delle Finanze, quale ente vigilante e pertanto ritiene la notizia del tutto destituita di fondamento».
La Fondazione Pescarabruzzo, in una nota intestata all’ente ma senza firma, spazza via ombre e sospetti dalle attività svolte dall’ex presidente Nicola Mattoscio, che hanno attirato l’attenzione da un lato della procura di Pescara (pm Anna Rita Mantini) e dall’altro del Mef.
«La Fondazione», prosegue la nota, «chiarisce che nessuna “presunta” attività creditizia è stata compiuta nel corso degli anni. L’operazione che sarebbe oggetto di attenzione, relativa al prestito obbligazionario emesso dalla Dynamin Holding, non costituisce infatti “attività creditizia” rientrando la sua sottoscrizione nelle ordinarie operazioni di investimento a fini di reddito essendo la Fondazione un investitore istituzionale».
Quello che dovrà accertare la magistratura è proprio se questo tipo di operazioni rientra nelle finalità della Fondazione visto che l’articolo 3 della normativa di riferimento (il decreto legislativo 153 del 1999) recita testualmente che «non sono consentiti alle fondazioni l’esercizio di funzioni creditizie; è esclusa altresì qualsiasi forma di finanziamento, di erogazione o, comunque, di sovvenzione, diretta o indiretta, ad enti con fini di lucro o in favore di imprese di qualsiasi natura». L’ex presidente Mattoscio, che ha “governato” la Fondazione per lunghi anni, ha poi continuato a fornire il suo apporto andando a ricoprire il ruolo di segretario generale, stipendiato, nonostante il suo ruolo di docente universitario e oggi di capo dipartimento, che prevede una esclusiva prestazione in quanto dipendente pubblico.
Sul punto, la Fondazione replica «che i poteri di modifica statutaria sono esclusivamente del Comitato di Indirizzo, all’epoca composto a tutti gli effetti da nove componenti, con esclusione dal diritto di voto dell’allora presidente pro tempore. Nessun sotterfugio è stato mai concepito per avvantaggiare l’eventuale nuovo incarico dell’allora presidente Mattoscio». Ma questi aspetti non sono di rilevanza penale e potrebbero semmai interessare la giustizia contabile.
La Fondazione esclude poi che ci sia stata una corsia preferenziale nei confronti della Pescara Calcio e di chi ruotava attorno alla società calcistica. Sta di fatto che la Fondazione ha dato un prestito obbligazionario da 5 milioni di euro alla società biancazzurra. «Si precisa», afferma la nota, «che il titolo obbligazionario a suo tempo sottoscritto è stato interamente rimborsato e che la sua onerosità (ricavo per la Fondazione) è stata per questa particolarmente vantaggiosa, avendole procurato un rendimento medio lordo annuo di circa il 6 per cento».
Tutto sta a vedere, ed è questo poi che dovrà essere accertato dalla magistratura, se quelle operazioni potevano essere fatte dalla Fondazione. Ma anche l’acquisto della sede della Feltrinelli viene indicato nel comunicato come un’operazione vantaggiosa per la Fondazione: un immobile costato 3 milioni e 400 mila euro. Nel dettaglio delle operazioni immobiliari, ecco che cosa sostiene la Fondazione Pescarabruzzo: «1) l’immobile di via Michelangelo e l’ex palazzina delle Ferrovie dello Stato sono una stessa unità e non due distinte; 2) l’acquisto dell’attuale sede della Feltrinelli, oltre ad assicurare un interessante rendimento che va a supportare altre attività culturali, risponde a una logica di preservazione di un immobile che rinvia anche alla memoria storica di una sua antica e nobile funzione (ex cinema centrale); 3) inoltre, nell’ambito di una precisa strategia tesa a costituire un network di significativa rilevanza architettonica e urbanistica finalizzato a funzioni culturali, sociali e formative, la Fondazione coltiva da tempo obiettivi di investimenti immobiliari nella città (l’esordio è stato l’acquisto della propria sede, seguito da quello dei cineteatri cittadini, fino alla recente acquisizione dell’ex Elaiotecnica di via Cesare Battisti). La loro individuazione ha sempre colto le opportunità di reale interesse in tal senso».