La furia di Renzi «Basta trattative» Il Colle preoccupato
Prematuro il decreto, non ci sono le condizioni per il voto L’auspicio che si coglie dal Quirinale è di andare avanti
ROMA. Matteo Renzi chiama il game over dopo la rottura del patto a quattro sulla legge elettorale. «Non si può più ripartire dopo che i grillini hanno dimostrato la totale mancanza di responsabilità», è la linea che il leader dà riunendo i suoi al Nazareno dopo aver fatto partire la batteria di attacchi ai grillini. Ma, sbollita la rabbia, la soluzione è tutt’altro che semplice: i pasdaran renziani vorrebbero lo showdown della legislatura e il ritorno al voto con il Consultellum ma Renzi è cauto mentre da Fi è partito il pressing di Berlusconi per convincere il Pd a tornare al tavolo.
Sergio Mattarella è certamente «preoccupato» per la violenta interruzione del cammino parlamentare della riforma della legge elettorale ma le fibrillazioni odierne tra le forze politiche arrivano al Quirinale depurate dagli eccessi, analizzate con il bilancino e scremate dalle forzature. Per cui l'auspicio che si coglie è quello di andare avanti. Anche perchè nessuno dalla maggioranza ha dato segni di voler trasferire la debacle odierna al Governo Gentiloni. Un auspicio - forse sarebbe meglio chiamarlo un fermo invito - che viene accompagnato da autorevoli riflessioni di rinforzo che saranno certamente valutate dagli attori in campo: un eventuale decreto legge - possibile solo per aspetti tecnici di armonizzazione delle due leggi uscite dalla Consulta - è assolutamente prematuro. Escluso del tutto invece un dl politico che possa addirittura forgiare l'impianto stesso di una legge elettorale. Mattarella non si farà condizionare da dichiarazioni di esponenti di partito a mezzo stampa. Finché non ci saranno posizioni esplicite e formali dei partiti - ed è ovvio che il primus inter pares è il Pd di Matteo Renzi - per il Quirinale la strada della riforma della legge elettorale rimane aperta. Se poi qualcuno la vuole chiudere dovrà assumersene le responsabilità con chiarezza.
Intanto in casa dem l’affondo contro i grillini non ha solo l’obiettivo politico di screditare i principali rivali alle prossime elezioni. Il messaggio è anche rivolto al Colle per dimostrare come il Pd abbia provato in tutti i modi, anche a costo di compromessi, a fare la riforma. «Il Fianum è fallito su un emendamento di Fi e con il voto dei franchi tiratori grillini, nessuno può dare la colpa a noi», spiegano al Nazareno, diventato nel pomeriggio crocevia di contatti anche con il Quirinale per invitare il Capo dello Stato ad una riflessione sull’empasse della legislatura. Ma, a quanto si apprende, la via del decreto, che tocchi punti di merito come le soglie, è esclusa sia per motivi costituzionali sia per motivi politici. «Se il Parlamento con un’intesa a quattro non è riuscito a fare una riforma, come potremmo approvare noi da soli un testo?», è la domanda con cui i renziani negano tentazioni di strappi.

