“La grande bellezza” C’è un abruzzese accanto a Sorrentino

20 Gennaio 2014

PESCARA. Una parte del successo che ha portato il film “La grande bellezza” a conquistare la candidatura all'Oscar è anche merito suo. Fabrizio Provinciali, 30 anni, nato a Pianella (Pescara), è...

PESCARA. Una parte del successo che ha portato il film “La grande bellezza” a conquistare la candidatura all'Oscar è anche merito suo. Fabrizio Provinciali, 30 anni, nato a Pianella (Pescara), è stato assistente alla regia di Paolo Sorrentino nella fortunata pellicola, che ha anche ricevuto il Golden globe come Miglior film straniero e ha avuto la nomination agli Oscar, e adesso si gode i frutti del suo lavoro. «Io e il regista ci siamo conosciuti nel corso di un seminario che ho frequentato al Centro sperimentale di cinematografia», racconta Fabrizio al Centro, «lui era tutor insieme a Giuseppe Piccioni. Poi, casualmente, ci siamo visti sul set di “Questione di cuore” di Francesca Archibugi, dove lavoravo come assistente alla regia, nel film lui interpretava se stesso. Tempo dopo ci siamo incrociati mentre cominciava la preparazione de “La grande bellezza”, così ha voluto coinvolgermi».

Qual è stato il suo contributo al film di Sorrentino?

«Inizialmente ho pensato allo street casting per selezionare le comparse. Sorrentino è un regista molto attento ai volti che appaiono sulla pellicola, per questo tutte le comparse sono state scelte da noi assistenti alla regia: siamo andati a cercare per strada, andavamo alle stesse feste mondane raccontate nel film, nei centri culturali. Poi è cominciato il vero set: tre mesi di riprese girate soprattutto di notte, iniziavamo a lavorare di sera e tornavamo a casa la mattina all’alba, così per 11 settimane, una bellissima esperienza».

Com’è la Roma vista con gli occhi di Paolo Sorrentino?

«Vivo a Roma da 10 anni, ma grazie a questo film ho potuto vedere per la prima volta moltissimi palazzi, ville e giardini spesso chiusi al pubblico. Una Roma bellissima».

Come maturò l’idea di voler lavorare nel mondo del cinema?

«All'idea della regia sono arrivato con il tempo. Da piccolo organizzavo spettacoli di cabaret in casa, suonavo la batteria, recitavo, frequentai anche un laboratorio teatrale a Pescara. Poi mi cimentai nelle riprese, utilizzavo la telecamera di mio cugino, quando recitavo e non riprendevo c’era sempre qualcosa non andava, volevo stare dietro l’obiettivo. A 20 anni mi trasferii a Roma e studiai arti e scienze dello spettacolo a La Sapienza. Nella capitale ho cominciato a fare i primi cortometraggi narrativi, e, più in là, ho lavorato come assistente alla regia in “Questione di cuore” di Francesca Archibugi e in “Il rosso e il blu” di Giuseppe Piccioni, inoltre il mio primo cortometraggio/parodia, ispirato al cinema noir anni ’40, è piaciuto a Sky che lo ha passato per molto tempo sulle sue reti».

Fra tutti questi progetti le rimane un po’ di tempo per pensare all'Abruzzo?

«Certo, quello che scrivo e che faccio è quasi tutto legato all'Abruzzo. Uno dei primi cortometraggi, intitolato “La mucca, il manzo non è questo il punto” (il cui protagonista è l’attore Alessandro Tiberi, scelto da Woody Allen per il film “To Rome with love”) è scaturito dalle vicende del mio paese, il mio primo film, che sto scrivendo in questo periodo, si ispira a una storia abruzzese».

Che percorso consiglierebbe a un ragazzo abruzzese che vuole fare il regista?

«Le strade sono molte. Quella delle scuole di cinema è una, ma non certo l’unica. Molti dei più grandi registi non hanno frequentato scuole di cinema, anche lì c’è bisogno di un po’ di creatività. Molti anni fa Francis Ford Coppola disse che il suo sogno era che un giorno una bambina cicciona, di una qualsiasi provincia americana, potesse prendere in mano una telecamera e raccontare una storia. Quel sogno si è avverato. Oggi chiunque può accedere alle tecnologie digitali e realizzare un film in casa. Internet, poi, offre la possibilità di far arrivare il tuo lavoro ad un vastissimo numero di persone».

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