Il maggiore Rolando saluta i carabinieri dopo 40 anni: quella lotta alla cocaina per la Pescara bene

Un percorso iniziato 40 anni fa come carabiniere semplice alla stazione di Fiumicino e poi decollato. Giovanni Rolando ha forgiato il suo acume investigativo affrontando la criminalità più insidiosa, prima di legare il proprio nome all'Abruzzo
PESCARA. Nell’estate del 1986, guidato da una fiera tradizione familiare, un giovanissimo Giovanni Rolando varcava la soglia della Scuola allievi carabinieri di Iglesias, in Sardegna, per indossare gli alamari. Oggi, a quarant’anni esatti da quel giorno, il maggiore Rolando saluta il comando del Nucleo operativo e radiomobile di Pescara per scendere ranghi ed entrare nel meritato congedo.
Un percorso iniziato 40 anni fa come carabiniere semplice alla stazione di Fiumicino e poi decollato, dopo il biennio alla Scuola sottufficiali, tra le trincee della Puglia. Per quasi un decennio nella provincia e nel Nucleo operativo di Foggia, Rolando ha forgiato il suo acume investigativo affrontando la criminalità più insidiosa, prima di legare il proprio nome all'Abruzzo.
Maresciallo di ferro ma dall'immenso spessore umano, ha guidato per ben diciotto anni la Stazione di Torre de’ Passeri – firmando la celebre operazione "Laguna" con ben 17 arresti per un giro di eroina tra Puglia e Abruzzo – e per un triennio quella di Montesilvano, guadagnandosi la stima della magistratura e dei cittadini.
Dal 2018 ha assunto la guida del Radiomobile pescarese e poi del Nor, lavorando ai maxi blitz più impattanti in città come l’operazione "Mare Magnum" contro lo spaccio di cocaina e crack alla “Pescara bene”, "Prison Break" per il giro di droga e telefonini nel carcere di San Donato a Pescara e "Game Over" che ha fatto crollare l'impero di una nota famiglia serba dedita allo spaccio di droga in via Rigopiano. Nel suo cuore resta impresso lo storico blitz a "Ferro di Cavallo", fortino dello spaccio a Rancitelli: un'operazione vecchio stile, condotta sul campo d'iniziativa con soli due militari, stroncando dieci spacciatori senza l'ausilio di intercettazioni, ma con la sola forza dell'osservazione e dell'intuito. Insignito delle più prestigiose onorificenze – tra cui Ufficiale al Merito della Repubblica, la Medaglia Mauriziana e la Croce d'Oro di Lungo Comando –, il Maggiore lascia il servizio con un rammarico: «La divisa sapevo di doverla svestire per limiti d'età, ma ciò che mi stringe il cuore è lasciare i miei ragazzi, i miei militari, molti dei quali mi hanno seguito fedelmente per trent'anni da Foggia fino a qui».

