La grande fuga dal lavoro

3 Agosto 2015

Paura della stretta e fine dell’effetto Fornero: un terzo di uscite in più

La grande paura. Tanta, anzi tantissima: quella di assistere ad un altro pianto pubblico in stile ex ministro Elsa Fornero come preludio di un ulteriore, brusco allontamento della sospirata pensione. E il risultato è una vera e propria esplosione di richieste di ritiro anticipato dal lavoro che, per alcuni settori, sono addirittura triplicate. I dati emergono dal consueto monitoraggio che effettua l’Inps e che, nello specifico, fa emergere che le pensioni di anzianità dei dipendenti sono aumentate del 34 per cento nei primi sei mesi del 2015, mentre tra gli autonomi la percentuale è passata dal 17 al 25. Un quadro in cui spiccano al primo posto gli artigiani che hanno visto triplicare le uscite rispetto allo stesso periodo del 2014 ed i commercianti che in pratica sono raddoppiati. Ma se tra le righe del report pubblicato dall’Istituto nazionale della previdenza sociale si precisa che questa tendenza è da collegare agli effetti introdotti dal decreto legge 201 del 6 dicembre 2011, bisogna prendere in considerazione anche altri timori di strette, visto quello che ha annunciato il premier Matteo Renzi sulla riforma dell’intero sistema previdenziale che sta prendendo corpo e i dubbi sulla proroga della cosiddetta “opzione donna”, cioè la possibilità di lasciare il lavoro secondo le vecchie regole, ma con una forte penalizzazione, in vigore per adesso solo fino alla fine del 2015. Da aggiungere inoltre che anche alcune casse private, tra cui quella dei giornalisti (Inpgi) la loro cura da cavallo l’hanno già varata con un forte innalzamento dell’età per l’uscita.

Dopo le lacrime. Quindi la Fornero aveva le sue buone ragioni per piangere, ma è ovvio, come spiegano gli esperti, che alla fine di questa sorta di moratoria la grande fuga diventasse una realtà piuttosto concreta. «Quelli che avevano i requisiti per andare in pensione alla fine del 2011, cioè pochi giorni dopo la firma del decreto legge da parte del ministro Fornero, si sono infatti visti negare questa possibilità - spiega Sandro Renzoni, del patronato Inca Cgil -, mentre adesso è ripreso il normale ciclo delle uscite. In questo quadro, non tutto comunque dipende dallo stop deciso durante il governo Monti perché ci sono anche altri fattori. A cominciare dall’incremento della speranza di vita che dal primo gennaio 2016 crescerà di altri quattro mesi».

Il traguardo torna visibile. Insomma, riepilogando, fino all’epoca dello stop il diritto alla pensione si maturava o con il sistema delle quote o, molto più frequentemente, con i 40 anni di contribuzione. Dopo quella riforma, invece, i criteri si sono fatti più stringenti soprattutto per l’introduzione del requisito minimo dei 60 anni per i dipendenti e dei 61 per gli autonomi. Come si diceva, molte persone che vedevano vicino il traguardo non sono riuscite ad agganciare i requisiti del 2011 ed hanno iniziato soltanto adesso a raggiungere i 42 anni e 6 mesi di anzianità (41 e 6 per le donne) richiesti dal trattamento anticipato.

«Non abbiamo ancora dati ufficiali regione per regione - prosegue Renzoni -, ma l’incremento c’è stato e appare piuttosto consistente, in particolare se confrontiamo il dato del 2015 rispetto a quello dell’anno scorso, anche perché non sfugge agli interessati che in questo modo, in un futuro neanche troppo lontano, ci stiamo avviando ad un’età minima per lasciare il lavoro che toccherà presto i 67 anni. Ecco perché stiamo lavorando ad una proposta organica che mitighi questo tipo di effetti della Fornero, anche e soprattutto per allentare la pressione sull’intero sistema previdenziale».

La stretta sui professionisti. A complicare la situazione, nel senso di accelerazione verso le uscite, ci si mettono anche le casse previdenziali private che hanno fatto una serie di test resi obbligatori proprio dalla riforma Fornero. Per ragionieri, ingegneri, architetti, avvocati, notai, commercialisti, consulenti del lavoro giornalisti, farmacisti, geometri, medici e veterinari la situazione si potrebbe riassumere in: pensioni sicure, ma ottenibili in tempi molto più lunghi.

La protesta di Federmanager

Intanto Federmanager, la federazione che riunisce i manager ed i dirigenti d’azienda, ha promesso e continua a promettere aspra battaglia sul bonus in pagamento da oggi, da cui molti suoi iscritti risultano esclusi per questioni di reddito. «Sulle pensioni il nostro congresso è stato chiaro nel dire che non si arretra di un passo, anzi, l’impegno proseguirà per contrastare ogni azione che intenda mistificare il nostro operato o, peggio, strumentalizzare una sacrosanta iniziativa intrapresa nell'interesse di ogni onesto cittadino contribuente», ha dichiarato recentemente Stefano Cuzzilla, neoeletto presidente dell’organizzazione.

«Non siamo insensibili - ha precisato Stefano Cuzzilla - ai problemi di bilancio pubblico, ma non possiamo accettare lezioni di giustizia sociale da uno Stato che stenta a elaborare un piano serio di spending review e che interviene solo colpendo le pensioni più alte, a prescindere dai contributi versati e dai sacrifici fatti. L'equità in materia pensionistica non si misura sull'importo della pensione». I manager hanno stigmatizzato il metodo unilaterale dell’esecutivo nel dare risposta alla sentenza della Corte Costituzionale che nasce proprio da un ricorso sostenuto da Federmanager e Manageritalia dopo ben sei blocchi alla perequazione accompagnati da vari contributi di solidarietà.

Cisl sul piede di guerra. Il bonus pagato oggi non placa le rivendicazioni. Anzi, già si temono errori di calcoli, tanto che la Cisl ha fatto sapere di aver approntato una task force per la battaglia legale. «Abbiamo già predisposto – dicono dal sindacato – una serie di ricorsi per ottenere gli arretrati mancanti, sia naturalmente nel caso di chi prende meno di quanto si è visto togliere, ma anche soprattutto di coloro che vengono completamente esclusi dal rimborso. Almeno per il momento, non sono previste invece cause collettive perché ogni situazione è diversa e va quindi valutata caso per caso».