La Ico di Alanno punta a creare un polo cartaio

L’azienda subentrata alla Kimberly Clark pronta a rivedere il piano industriale Rassicurazioni sul mantenimento della pianta organica e nuove produzioni
ALANNO. A tre anni dal subentro alla Kimberly Clark nello stabilimento di Alanno, la Ico – Industria cartone ondulato – dovendo rivedere il piano industriale per lo scadere degli accordi di fornitura con la multinazionale americana, punta alla creazione di un polo cartaio. L'amministratore delegato Mario Cocchini fa sapere che l'Azienda mira al mantenimento della pianta organica, oggi consistente in circa 150 addetti, e sul piano produttivo vuole proseguire nelle attività industriali finalizzate alla conservazione del mercato dei prodotti tradizionali dello stabilimento.
Sono poi in fase avanzata le operazioni di verifica aziendale sui piani di ristrutturazione ipotizzati tre anni fa, all'inizio della attività, condivisi con le parti sociali e con le istituzioni. «Il piano prevedeva lo sviluppo dello stabilimento di Alanno», spiega Cocchini, «avendo come primo requisito la prosecuzione della attività di converter e di produzione di carta tissue nei volumi esistenti, seppur passando attraverso una operazione di ristrutturazione necessaria per rendere economicamente sostenibile la produzione di prodotto finito a marchio cliente. ll successo della ristrutturazione, insieme alla implementazione ad Alanno di attività di piattaforma macero, avrebbe consentito di contenere il costo sociale della operazione e di porre basi per un ambizioso progetto di Polo Cartaio. In questi tre anni», va avanti l'ad, «abbiamo verificato la non sostenibilità del piano nella sua redazione originaria, in quanto non ha conseguito il successo commerciale nella vendita dei rotolini di carta igienica e nei rotoli da cucina, rendendo non sostenibile l’accesso al mercato, malgrado le ingenti risorse investite. La continuità in questi anni è stata sostenuta principalmente da un contratto di fornitura alla Kimberly Clark, che nella parte principale si è gradualmente esaurito a metà 2015, mentre in quella residuale si sta esaurendo in questi giorni. A questo punto è d’obbligo rivedere il piano industriale».
La rielaborazione del progetto industriale prevede la concentrazione dell’attività di produzione di carta tissue quale materia prima per la trasformazione da parte di terzi, destinata a prodotti di nicchia per i quali è motivo di successo l’utilizzo di carta Tad, una carta per i rotoli asciugatutto a due veli e per carta igienica mono-velo, un prodotto particolarmente costoso, ma anche molto performante. «Il progetto», assicura Cocchini, «è già stato implementato e sono in corso gli investimenti necessari per l’adeguamento del reparto cartiera». La Ico, probabilmente la più grande in Italia tra le aziende private del settore del cartone ondulato, nata a metà degli anni 50, ha altri tre stabilimenti, quello storico a San Giovanni Teatino, a Pianella e a Foggia, con un organico complessivo di oltre 330 unità lavorative.
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