La lezione di Max: il calcio è divertimento

Il tecnico campione d’Italia allena i 103 ragazzi del Curi Junior Camp
PESCARA. «Signor Max ci insegni a giocare al calcio?». «No, piccolo, ti insegno qualche piccolo segreto, a colpire meglio la palla, ma il calcio è bello soprattutto se lo giochi come piace a te. Oggi siete qui per conoscervi, divertivi, se andate via contenti abbiamo vinto tutti». Il dialogo non è testuale, diciamolo subito, ma sintetizza lo spirito della giornata di Max Allegri con i 103 “cuccioli” del Camp della Curi, sui campi del circolo Vestina, a Montesilvano. Un premio, una festa più che una lezione, come proponeva il programma dell'iniziativa (necessariamente modificato a causa del grave lutto che ha colpito nei giorni scorsi il tecnico bianconero). La manifestazione, ideata e voluta da Totò Martorella, ex “spalla” di Allegri in biancazzurro, insieme a Claudio Croce e alla folta pattuglia di istruttori e tecnici della Curi, è stata occasione per una allegra rimpatriata del tecnico tra antichi e fedeli amici pescaresi, una parentesi spensierata per lui, tra mercato, prime scelte e alternative, un evento di quelli da custodire gelosamente nello scrigno dei ricordi più belli per i piccoli protagonisti della “Max giornata”. Una giornata lunga, iniziata intorno alle 11 col primo contatto tra i giovanissimi calciatori e l'allenatore livornese pluriscudettato. Minuti intensi, con i ragazzini seduti sull'erba divisi in sei gruppi ad ascoltare in silenzio quasi irreale le prime raccomandazioni di “Mister Max”. Poi, via alle esercitazioni con la palla, che sono anche il là per decine di reflex e centinaia di telefonini nelle mani di genitori emozionati come nel giorno della prima comunione, per immortalare il momento clou, quello in cui Max si avvicina il piccolo tesoro di casa e magari gli rivolge una parola, un battuta, un complimento. Perfino un rimbrotto andrebbe bene, se solo si riuscisse a immortalare e naturalmente whatsappare in tempo reale al collega in ufficio o all'amica di pilates. Con telefonata al seguito: “Hai visto? Sì, è mio figlio, si allena con Allegri. Domani ti racconto...».
La giornata scorre così, il calco quasi non si sente impegnati a catturare una scena, una pacca sulla spalla, ottenere un selfie, la firma su una sciarpa, una maglietta. Se ne sono viste anche di molto datate, in mano a insospettabili seriosi nonni, in alcuni casi indiziati di antiche simpatie interiste o milaniste. Prima della pausa pranzo c'è anche un momento di intesa sincera emozione per lo stesso Max. Arriva infatti al campo la piccola Noemi Sciarretta, con papà Andrea e mamma Tahereh (anche il fratellino Mattia è tra i 103). Il momento è toccante, Allegri non nasconde commozione quando la bimba di Guardiagrele, amica di Gianluca Colonnello e tifosissima della Juve, intona le prime strofe dell'inno bianconero. Max si china, sorride teneramente, una carezza, un bacio, qualche parola, poi le lascia un pallone autografato. «Fosse solo per quei pochi minuti», dirà poi Totò Martorella, «una giornata che valeva la pena vivere».
Qualcosa che prende dentro, oltre e altro che una finale di coppa. Poi la pausa pranzo, al gruppo che si sposta in un ristorante della riviera, si aggrega Giovanni Galeone, il mentore di Allegri, l’ex tecnico del Pescara che da queste parti è sempre il “Gale”. I discorsi tornano sul goliardico, tra aneddoti, e programmi più o meno futuribili. Anticipo di una serata con tavola allargata ad altri volti amici, degli anni “ruggenti”. Il programma pomeridiano prevede altre esercitazioni, con Max che gira continuamente tra i piccioli, che incita Manuel, incoraggia Niccolò, approva Stefano e si complimenta con Sara, volto delicato di bimba gentile ma che grinta! Ogni tanto si ferma e regala un consiglio. «Mi ha detto, se non ti pressano non devi per forza giocarla di prima», racconta Marco orgogliosamente grondante di sudore.
Si va verso l'atteso finale, le foto di gruppo e la consegna dei diplomi personalizzati. La piccola folla di genitori comincia a muoversi oltre la rete per conquistare le posizioni migliori.
Max ne intuisce le esigenze e propone di far spostare i ragazzini, già seduti e allineati, in posizione più favorevole a fotografi ufficiali e dilettanti. Uno a uno si alzano, corrono a ritirare la pergamena e ricevere ora la carezza, ora il buffetto sulla guancia o magari la pacca sul sedere e poi mettersi in fiera posa per l'istantanea di rigore.
Prima di separarsi c'è chi si fa autografare la maglietta, chi i pantaloncini, chi la borraccia e chi perfino i parastinchi. Qualcuno più disinvolto ne chiede due, altri più timidi aspettano che glie lo si chieda, ma alla fine ognuno ha il suo gadget personalizzato da esibire, da Alessandro, il minibomber più mini del gruppo, a Lorenzo Mammarella Junior, dall'introverso Riccardo Trulli che voleva “parlarci un po' di più, c'è stato poco da noi”, al simpatico Edoardo, munito di muta bianconera, che racconta divertito: «Mi dato una pacca nel sedere per mandarmi via». Prima dello sciogliete le righe, Allegri prende il microfono e manda il suo saluto alla piccola folla di campioncini in erba. «E' stata una bella giornata, lontano dai pensieri, tra amici. Anche per questo vengo sempre volentieri qui a Pescara, perché sono rimasto tanto legato a questa città. Spero vi siate divertiti come mi sono divertito io, perché questo gioco deve innanzitutto regalarci gioia, divertimento. Ci deve far tornare a casa sudati ma soddisfatti. Vi ringrazio per aver speso tanto tempo insieme a me, ciao a tutti!». Così è Max, mai meglio descritto come nello striscione che lo ha accolto in mattinata sulla recinzione del Vestina “Max Allegri, uomo d'altri tempi!”. Già. Quelli dei sentimenti semplici, forse. Ma veri.
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