La lite, l’inseguimento e la coltellata mortale

L’omicida, un 60enne di Selva Piana, ha usato un’arma da cacciatore Dopo avere sferrato il colpo, ha aspettato i carabinieri sul suo furgoncino
GIULIANOVA. Bastano pochi secondi per seppellire la normalità. Quella di uno stimato caldaista di 60 anni che accoltella al cuore e uccide il 47enne padre di famiglia con cui ha litigato per una questione di traffico, forse una precedenza, forse un sorpasso. Un solo fendente sferrato in strada davanti ad una bambina di 6 anni che vede il padre morire.
Basta e avanza per raccontare quello che è successo ieri pomeriggio in viale Orsini, zona quasi centrale del Lido di Giulianova. Paolo Cialini, giuliese, conosciuto titolare di una società di informatica a Mosciano, muore durante il trasporto in ospedale; Dante Di Silvestre, artigiano di Selva Piana, alla guida di una piccola impresa familiare di assistenza caldaie, finisce in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.
Perchè è da questo che parte la cronaca dell’assurdo, da una lite per motivi di traffico che si trasforma in tragedia. La dinamica prende forma nella prima ricostruzione dei carabinieri che per ora si srotola solo nelle testimonianze di altri automobilisti ma nei prossimi giorni si completerà anche con le immagini di alcune telecamere della zona.
Tutto inizia intorno alle 15 quando la Fiat Punto guidata da Cialini esce da via Galvani, la strada in cui l’uomo abita con moglie e figlioletta. E la bambina, che frequenta l’ultimo anno della scuola materna, è in macchina con il padre, legata al suo seggiolone sul sedile posteriore.
La Punto incrocia il furgone Fiorino con al volante Di Silvestre. Tra i due succede qualcosa per una mancata precedenza o, forse, per un sorpasso: entrambi scendono dai mezzi e volano parole grosse. E’ un crescendo che arriva alle mani. I carabinieri ricostruiscono che Cialini forse sferra un calcio all’altro, colpendolo al basso ventre. Tra i due insulti e minacce. Poi via. Ma è solo l’inizio della fine. Perchè Di Silvestre, sempre secondo la versione degli investigatori, segue la macchina di Cialini fino a chiudergli la strada. E’ qui, all’incrocio con via Verdi, che si consuma l’epilogo: i due scendono nuovamente, ma questa volta Di Silvestre ha in mano un coltello da cacciatore. Sferra un fendente, colpisce al cuore Cialini, che dal centro della strada torna verso la sua macchina, quella in cui c’è la figlia. Arriva allo sportello e si accascia a terra, mentre l’altro risale in auto. E qui lo troveranno i primi residenti del posto che escono dalle case quando vedono l’uomo a terra.
I soccorsi sono immediati, ma per Cialini non ci sarà niente da fare: un primo arresto cardiaco in ambulanza, il secondo appena arrivato al pronto soccorso dell’ospedale. Sono da poco passate le 15.30. Quando i carabinieri della compagnia giuliese, guidati dal capitano Domenico Calore, arrivano sul posto Di Silvestre è ancora in auto. «In stato di shock» diranno gli investigatori. E così lo descriveranno anche alcuni testimoni che, più tardi, racconteranno di un uomo capace di ripetere solo una frase: «Sto aspettando i carabinieri». Viene portato in caserma e qui fermato con l’accusa di omicidio volontario. Viene visitato da un medico che esclude la presenza di segni evidenti di colluttazione. Poi un lungo interrogatorio davanti al procuratore Antonio Guerriero, al sostituto Irene Scordamaglia, pm di turno, al comandante del reparto operativo maggiore Massimiliano De Luca . Fino a notte fonda, quando uscirà per raggiungere il carcere di Castrogno. Oggi sarà affidato l’incarico per l’autopsia, che dovrebbe essere eseguita nel pomeriggio. Nelle prossime 48 ore l’udienza dal gip per convalidare l’arresto.
Questi i primi passaggi di un’inchiesta già chiusa, con uno stimato caldaista accusato di omicidio e un padre di famiglia ucciso per una banale lite in strada mentre era in macchina con la figlia. Perchè bastano pochi secondi per seppellire la normalità.
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