La madre dell’assassino chiede perdono

Lettera al “Centro” di Nataliya, mamma dell’ucraino che ha accoltellato a morte i due polacchi: «È tutta colpa della droga»
PESCARA. È un «dolore immenso», talmente profondo che non può trovare consolazione. Ma la sofferenza non offusca la lucidità di Nataliya Chernysh, madre di Maksym, il giovane ucraino che il 25 gennaio ha ucciso due persone, madre e figlio polacchi, in una mansarda di via Tibullo, usando un coltello e una mazza da baseball. In una lettera inviata al Centro la donna racconta il suo stato d'animo e quello del figlio, chiede scusa alla famiglie delle vittime e invita i giovani a stare lontani dalla droga, che fa da sfondo a tutta la sua riflessione. Scrive in stampatello su due paginette a quadretti, esprimendo il suo tormento con grande dignità, riflettendo su quello che è stato e quello che sarà, perché indietro non si torna.
Il grande cruccio di Natalia Chernysh è la droga. Per questo lancia un appello a chi fa uso di stupefacenti, a chi non ha la forza di uscire dal tunnel della tossicodipendenza, lo stesso in cui sono finiti sia il figlio Maksym sia Arkadius, una delle vittime. I due giovani vivevano insieme da poche ore nella mansarda di via Tibullo 25. Maksym si era trasferito a casa di Arka per una decina di giorni, pagando 150 euro, perché aveva deciso di non vivere più con la madre, a Francavilla. E quel giorno, prima del duplice omicidio, entrambi hanno assunto droga dopodiché è bastato un pretesto minimo, insignificante, e in quei pochi metri quadrati si è scatenata una violenza inaudita, senza freni.
Con una quarantina di colpi Maksym ha massacrato prima Arkadiusz Miksza, 22 anni, e poi la madre Krystyna, 53 anni, arrivata all’improvviso nel bilocale, forse quando suo figlio era già morto. È stata colpita con violenza, più e più volte, e a nulla è servito l’arrivo dei soccorritori del 118. La madre dell'assassino, fuggito via ma scoperto nel giro di poco e arrestato, ora esce dal silenzio. E si rivolge innanzitutto ai giovani. «Figli nostri! Tesori nostri! Ascoltate, leggete! Voi siete fiori di questo mondo, nati per fiorire. Non annaffiatevi con droghe! Pensate che se provate anche una sola volta, forse non riuscite più a salvarvi». La tossicodipendenza annienta e il rischio del baratro è sempre dietro l’angolo. «Dopo un po'», continua la donna rivolgendosi sempre ai giovani, «potreste stare al posto di mio figlio o al posto di questo povero ragazzo. E vostra madre sarà al posto mio, piena di sofferenza, o al posto di questa povera donna che ormai non soffre più».
Nataliya Chernysh prova a spiegare che cosa prova, cerca un perché ai fatti del 24 gennaio, e lo individua nella droga, essendo impossibile pensare a un figlio come a un assassino. «Penso che quello che è accaduto alla famiglia Miksza e alla mia sia una grande tragedia! Molta sofferenza, tre vite distrutte: è un dolore immenso che non riesce ad avere consolazione», aggiunge nella lettera. «Maksym è sempre stato ed è uno splendido e bravo ragazzo, uno come tanti, con il suo sogno da realizzare in tasca e tanta voglia di cercare nuove possibilità. Ma c'è stata la droga lungo la sua strada… Una volta sola… Poi un'altra… E un'altra ancora, sprofondando così lentamente in un pozzo senza fondo! Perché per me la droga non ha un fondo!».
A due settimane dal duplice omicidio, la mamma dell'assassino dice che lui vorrebbe cancellare tutto, ma bisogna fare i conti con la realtà. E l'unica speranza di oggi è che altri non finiscano sulla stessa strada, che non commettano gli stessi errori. «Ora Maksym vorrebbe tornare indietro, forse tutti lo vorremmo, ma non si può», dice affidandosi alla razionalità. «Si deve andare avanti. Forse questa tragedia servirà ad altri ragazzi, ad altre famiglie. Deve servire, questo sacrificio umano». Chiude rivolgendo il suo pensiero ai parenti di chi non c'è più. E si affida all’umiltà e alla fede. «Chiedo perdono alla famiglia Miksza e prego per loro».
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