La madre di Alessandro: aiutatemi a trovare il killer

18 Marzo 2018

E agli amici del figlio: convertitevi, non frequentate ambienti che non dovete

PESCARA. «Ve lo chiedo cortesemente, in ginocchio, aiutatemi a trovare il colpevole, Dio vi benedica». Laura Lamaletto prende la parola alla fine dell’omelia che ha seguito quasi sempre inginocchiata sul primo bancone, accanto alla figlia Vittoria, al marito Paolo e ai due figli Massimiliano e Paolo Junior. Per tutto il tempo ha annuito con la testa mentre don Cristiano Marcucci parlava del suo Alessandro, della sua bontà che è stata la sua forza e la sua debolezza, e della necessità di sapere la verità. Poi, alla fine, va lei dritta al microfono e in una manciata di minuti spezza il cuore a tutti. E spiazza, tutti. «Non lo so quanti siete», dice guardando a uno a uno gli amici del figlio che riempiono la chiesa, «vi prego, vi scongiuro, non frequentate ambienti che non dovete, lui ora è in cielo, vi proteggerà. Andate sulla retta via, dovete convertirvi, avete famiglia, figli. Vi prego, per favore, fate che non sia morto invano, vi prego».
Lo dice tutto d’un fiato, mamma Laura, che parla con il cuore, ma non solo. A quasi due settimane dalla scomparsa del figlio lo scorso 5 marzo, dopo averlo ritrovato morto tra il fango e l’acqua in un angolo dimenticato ai piedi del cimitero di San Silvestro e dopo aver scoperto che gliel’hanno ammazzato con due colpi di pistola, ammonisce gli amici a non frequentare «ambienti che non dovete» e intanto lascia intendere quali sono adesso i suoi sospetti e i suoi rimpianti per quel figlio amico di tutti. Ma non piange mamma Laura che ha una forza da leonessa e quello che vuole adesso è solo la verità. Per Alessandro prima di tutti.
«È ufficiale, Ale è un angelo», dice rivolta alla chiesa gremita in ogni angolo, «quanti siete», sussurra mentre si lascia portare dall’amore del figlio, che sorride nella gigantografia ai piedi dell’altare, per dire ancora: «Gli amici hanno scritto su una maglietta che ci vuole un secondo per ricordarti e una vita per dimenticarti, non ti dimenticheremo mai Ale. Quindi vi prego, per favore, fate che non sia morto invano, vi prego. In questi giorni i suoi amici hanno fatto anche il rosario con noi, vi prego di aiutarmi a trovare chi ha fatto questo a mio figlio. Non ho sete di vendetta, nessuno della nostra famiglia vuole vendetta. Vogliamo solo sapere la verità, è giusto che sappiamo la verità perché ce lo hanno tolto in modo molto cruento». La voce si spezza, ma mamma Laura va avanti perché quello che ha da dire è il fulcro di tutta la cerimonia, la parte centrale da dove ripartire uscendo da quella chiesa. Si lascia portare da tutto il dolore e l’amore che ha mentre arriva dritta al cuore della folla che ascolta e si commuove: «Vi scongiuro, aiutateci, Ale riposa in pace ma ha bisogno della verità anche lui. Grazie a tutti, agli amici che non conosciamo, grazie a quelli che conosciamo, grazie a tutti quanti quelli che ci sono stati vicini: non facciamo cadere il buio. Per favore, la verità deve uscire fuori, è importante per tutti noi. E non piangete la morte di Ale, dovete ridere, perché Ale deve stare ancora in vita e noi dobbiamo tenerlo in vita. Per favore, non fare morire Ale ancora una volta, ve lo chiedo cortesemente in ginocchio: aiutatemi a trovare il colpevole, Dio vi benedica». Un lungo applauso e torna al posto Laura che alla fine della cerimonia ha abbracci per tutti. E per tutti, giornalisti compresi, la stessa richiesta, la stessa preghiera, la stessa urgenza: «Non riprendete il dolore, aiutatemi a non far cadere il buio, aiutatemi a trovare chi ha ucciso mio figlio».
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