La marineria convoca Razzi «Dì a Berlusconi di aiutarci»

9 Dicembre 2015

Area di pesca limitata, gli armatori sollecitano il Cavaliere attraverso il senatore «Ci sono 800 famiglie sul lastrico, ma in Abruzzo non ci ascolta nessuno»

PESCARA. Un’ancora di salvezza, una scialuppa di salvataggio. Adesso la marineria di Pescara si aggrappa al senatore di Forza Italia Antonio Razzi, nella speranza che faccia da tramite per un incontro con Silvio Berlusconi. Gli armatori, che si sentono poco considerati, se non abbandonati, dalla Regione Abruzzo, vogliono parlare a quattr’occhi con l’ex presidente del Consiglio per raggiungere, attraverso lui, Antonio Tajani, vicepresidente del Parlamento Ue, che già in passato si è occupato con successo del porto cittadino e degli aiuti alla marineria. Ieri l'appello a Razzi è stato lanciato in un bar del centro, davanti a un caffè e a una spremuta d'arancia.

Mimmo Grosso e Massimo Camplone hanno sintetizzato i problemi di questo periodo: le imbarcazioni sono costrette a pescare in un'area ristretta, per le limitazioni imposte dall'Unione europea, e altri divieti arriveranno presto per le zone interessate alle trivellazioni. Da qualche giorno, poi, si è ripresentato il problema di sempre, quello del porto insabbiato, con i fondali che impediscono ai pescherecci di entrare e uscire in condizioni di sicurezza. L'appello alla Regione per ottenere delle deroghe e muoversi in spazi più vasti non ha avuto alcun effetto, nonostante l’interessamento e le rassicurazioni arrivati dall’assessore Dino Pepe e dal presidente Luciano D’Alfonso. «Da Roma ci hanno fatto sapere che non ci possono venire incontro, perché non si può commettere un’infrazione comunitaria né si può fare un torto alla Croazia».

E così la marineria bussa ad altre porte e parla di «800 famiglie sul lastrico», tra armatori e dipendenti. «Se non troviamo una soluzione andremo falliti», ha detto Grosso a Razzi. «Vorrei parlare con il Cavaliere perché se lui chiama Tajani, una strada la troviamo. Ciò che vogliamo è creare un tavolo tecnico per individuare delle soluzioni e sappiamo di poterci rivolgere a lei, che è un uomo della nostra terra con cui abbiamo già parlato in passato dei problemi del porto». Da Grosso è partito anche un messaggio da uomo a uomo. «Non ci interessano le false promesse né l'appartenenza politica. Con noi si fanno tutti i belli ma poi spariscono. Comportarsi così non sta bene perché qualcuno ci ha rimesso la vita, nella marineria pescarese. Per noi è urgente vedere Berlusconi e, usando un detto delle nostre parti, chi ci battezza ci è compare», come a voler suggellare un patto di sangue.

«Quando serve sono a disposizione», ha assicurato subito Razzi, che appena due giorni fa ha trascorso tre ore ad Arcore con un Berlusconi «rilassato, anche se appena operato». «Se avessi saputo prima, gli avrei detto di questo problema già lunedì, ma mi impegno a contattarlo e sono certo che ci sarà la sua disponibilità. Lui ci tiene molto, vuole bene all'Italia e agli italiani», ha aggiunto Razzi, tra un aneddoto e l'altro su Berlusconi. «Farò il massimo per fissare l'incontro», ha garantito, «poi al resto ci dovete pensare voi, spiegando quali sono i vostri problemi. Io faccio le cose perché le voglio fare e non mi interessa il partito di riferimento di chi si rivolge a me. Ho vissuto 50 anni in Svizzera, non conosco bene il territorio e non parlo bene l'italiano ma sono a disposizione di chi mi chiede aiuto. E meno male che c’è Crozza: mi prende in giro perché non parlo bene, ma mi aiuta a tenere alti alcuni temi».

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