La marineria protesta a Roma: «Non possiamo tornare in mare»

2 Giugno 2022

Vertice con il sottosegretario Sartore per chiedere aiuti al governo. Ma resta il blocco delle barche  Appello di D’Alfonso al ministro Patuanelli: «Va ridotto il prezzo del carburante». Tensione al sit-in

PESCARA. Sono arrivati a Roma carichi di speranze, perché dal 22 maggio non lavorano, sono fermi in porto, senza incassare neppure un centesimo. Erano una cinquantina, ieri, i rappresentanti della marineria di Pescara (più altri abruzzesi) che si sono spostati nella Capitale per partecipare alla protesta nazionale organizzata per far valere le proprie ragioni e per ottenere aiuti dal governo. E non sono mancati i momenti di tensione, da parte di chi è sceso in piazza ed è stato guardato a vista dalle forze dell’ordine.
L’INCONTRO CON SARTORE Le prime risposte sono arrivate nel corso di un incontro tra una delegazione di armatori e il sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze, Alessandra Sartore, ottenuto nel giro di pochi minuti dal presidente della commissione Finanze e Tesoro Luciano D’Alfonso, come ricostruisce lui stesso. L’incontro, che ha visto la partecipazione, oltre a D’Alfonso, del presidente dell’associazione Armatori Pescara Francesco Scordella, è stato utile per «evidenziare i nodi specifici della protesta del comparto, ormai al collasso», che conta 30mila addetti e una filiera di oltre 100mila persone e «con un impatto sul settore della distribuzione e della ristorazione di enorme rilievo».
APPELLO AL MINISTRO D’Alfonso si è poi rivolto direttamente al ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli, al ministro dell’Economia Daniele Franco e a Massimiliamo Fedriga, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, con una richiesta urgente in vista della riunione di lavoro di domani tra gli assessorati regionali alla pesca e Patuanelli.
La richiesta avanzata al ministro, dopo aver illustrato tutte le questioni poste sul tavolo dalla categoria, è di «rendere possibile una soluzione sollecita, così come la sofferenza delle marinerie ci fa capire». I «nodi» da superare per aiutare chi vive di pesca sono diversi, come haspiegato dettagliatamente D’Alfonso al ministro dopo l’incontro al Mef. Il primo è quello della «insostenibilità dell’aumento del prezzo del gasolio», arrivato a un euro e 20 al litro, rispetto ai 50 centesimi di un tempo e ai 70 centesimi pagati oggi in Francia o ai 55 centesimi della Grecia. Un prezzo talmente alto che «impedisce di esercitare l’attività di impresa, perché i costi superano i guadagni» per cui la categoria, con il tramite di D’Alfonso, chiede «o un tetto a 70 centesimi al litro o il rafforzamento del credito di imposta sull’acquisto dei carburanti, da elevare al 50% della spesa». C’è poi la questione degli «oneri mensili sui mutui contratti per potenziare la capacità di lavoro a mare», per i quali è stata suggerita «una moratoria».
NON SI TORNA IN MARE La marineria avrebbe voluto chiedere di persona un impegno al sottosegretario alle Politiche agricole Francesco Battistoni ma non è stato possibile incontrarlo, ricostruisce Scordella che, con i rappresentanti delle altre marinerie punta anche a «un fermo anticipato, in attesa che arrivino altri provvedimenti. Al ministero dell’Economia, qualcosa si muove, c’è uno spiraglio, ma i tempi sono lunghi per cui non possiamo tornare a lavorare perché il prezzo del gasolio è alle stelle. Ora dobbiamo avere fiducia e aspettare ma non abbiamo tempo, e invece il tempo passa velocemente. Servono provvedimenti immediati», per Scordella.
Intanto il consigliere regionale del Pd Antonio Blasioli ha sollecitato al presidente della Regione Marco Marsilio «di convocare un consiglio regionale straordinario sul problema della marineria e di coordinarsi con gli altri presidenti delle Regioni dell’Adriatico affinché il problema venga affrontato nella prossima riunione della conferenza Stato-Regioni». Da Fratelli d’Italia il capogruppo Guerino Testa replica che Marsilio «si è già ampiamente attivato a tutti i livelli istituzionali e il 25 maggio c’è stato un confronto con gli altri presidenti di Regione e questo è stato un passaggio propedeutico perché i presidenti inseriscano la questione nell’ordine del giorno della conferenza Stato-Regioni».