La marineria riconsegna i libretti: siamo in ginocchio, ci arrendiamo

Caro gasolio e mancato dragaggio: i rappresentanti della categoria chiedono aiuto anche al prefetto Oggi protesta a Roma e incontro con assessore e presidente del consiglio regionale: subito soluzioni
PESCARA. «Ci arrendiamo. Con il caro gasolio a queste condizioni non è più il caso di fare impresa». Così gli armatori pescaresi, una cinquantina circa, che ieri mattina, alle 9 in punto, come avevano preannunciato hanno riconsegnato alla Capitaneria di porto libretti e documenti di bordo. Lo stesso è stato fatto dai rappresentanti delle altre marinerie abruzzesi e italiane. «La nostra», dice Francesco Scordella, presidente dell’Associazione Armatori del capoluogo adriatico, «è una protesta che riguarda tutti, tutto il settore, che è stato messo in ginocchio. È un problema nazionale». Ieri mattina, il porto era tappezzato di striscioni e manifesti, con appelli alle istituzioni: «Fateci lavorare per le nostre famiglie», «Siamo in ginocchio», «Aiutate la pesca». Le marinerie resteranno ferme sino a quando non arriverà un segnale concreto dal governo sulla riduzione del prezzo del gasolio, triplicato in un anno e passato da 35 centesimi a 1,05 euro.
TAVOLO CON IL GOVERNO
«Quello che chiediamo», sottolinea Scordella, «è un tavolo. Vogliamo fare delle proposte. Insieme alla politica sono convinto che possiamo trovare delle soluzioni. Sappiamo benissimo che il problema non si risolve dall’oggi al domani, ma va affrontato. E ai tavoli vogliamo andarci noi». Fra le varie proposte a cui si sta pensando, anche il fermo biologico anticipato, oltre agli sgravi fiscali. «Quella del fermo», dice il presidente dell’Associazione Armatori, «è una ipotesi, è una idea che va valutata, ripeto, in un tavolo».
In mattinata, Scordella insieme all’armatore Massimo Camplone è stato ricevuto dal prefetto Giancarlo Di Vincenzo. Oggi pomeriggio, alle 15, i due avranno invece un incontro, nella sede dell’assessorato alla Pesca, con il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri e con l’assessore Emanuele Imprudente. Sempre oggi alle 15, una rappresentanza della marineria pescarese sarà a Roma per manifestare e chiedere al governo risposte. Questa mattina, un pullman partirà alla volta della capitale.
L’INCONTRO CON IL PREFETTO
«Intanto», fa presente Scordella, «abbiamo incontrato il prefetto Di Vincenzo, che si è dimostrato disponibilissimo ad ascoltarci e a farsi portavoce con le istituzioni romane delle nostre problematiche. Ci ha detto, e per questo lo ringraziamo, che si interesserà della questione e invierà una lettera al ministero dell’Interno. Il governo sino ad ora», prosegue l’armatore pescarese, «non ha fatto nulla per tamponare questa situazione. Noi oggi non possiamo lavorare. Io, come altri, non posso pagare il gasolio. E poi c’è la burocrazia che ci sta massacrando».
RIUNIONE IN REGIONE
Di tutto questo oggi Scordella parlerà anche con Sospiri e Imprudente. «Siamo in contatto da sabato scorso», fa presente. «Proviamo a vedere quello che si può fare e se si può in qualche modo ripartire».
Rabbia e profonda amarezza da parte dell’intera categoria. «In questo modo non si può andare avanti», ribadisce Doriano Camplone». «Auspichiamo un'azione del governo almeno per un abbassamento delle tasse, così da provare ad andare avanti. «Per noi restare a terra è doloroso», aggiunge Fabrizio Verzulli, «significa non lavorare e non guadagnare. È una questione che riguarda tutte le marinerie, ma qui a Pescara di problemi ce ne sono anche altri, come quello dell'insabbiamento dei fondali».
IL DRAGAGGIO
E anche di insabbiamento e dragaggio, i rappresentanti della marineria hanno discusso ieri nell’incontro con il prefetto. «Oltre che del caro gasolio, gli abbiamo fatto presente questa enorme problematica contro cui combattiamo da tempo», spiega Massimo Camplone. «Ora, addirittura, c’è stato detto che per il dragaggio dobbiamo aspettare dopo l’estate. Questo vuol dire che se domani ci venisse detto che possiamo tornare in mare, non potremmo farlo perché il porto è chiuso. Ultimamente sono stati effettuati dei lavori, che però risolvono poco. Ci si è infatti limitato a spostare i fanghi. Venerdì scorso molti di noi sono tornati da Ortona strisciando. Siamo in difficoltà, siamo ancora in emergenza».
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