La mia Pescasseroli violata dai barbari

19 Novembre 2016

L'intervento di Dacia Maraini segue la devastazione subìta nella sua casa di montagna a opera di tre ragazzini del paese

Pescasseroli, la piccola e amata cittadina dove mi rifugio per scrivere, dove mi sono sempre sentita serena e protetta, ha mostrato il suo veleno. La casa invasa e devastata: un televisore preso a bastonate, tutti i libri per terra in un lago di acqua e vino, carte e fotografie stracciate, orina sulla stampante, il divano divelto, le lampade distrutte. Una violenza che cade fra capo e collo, del tutto inattesa. In quella casa fra le bellissime montagne marsicane mi sentivo al sicuro. E invece sotto la pietra è apparsa la vipera. Dicono che sono dei ragazzi giovanissimi, dediti alla gioia della devastazione.

[[(standard.Article) Pescasseroli, vandali dalla Maraini: sono tre ragazzini

Di fatti non hanno rubato niente ma si sono divertiti a distruggere e infierire (carte, fotografie che mi sono care). Cosa dire? Sono senza parole. E credo che siano senza parole anche i pescasserolesi che hanno un sentimento antico dell'orgoglio cittadino. Basta vedere come tengono in ordine il paese, coi balconi carichi di fiori, le botteghe e i caffè puliti e sempre pronti all'accoglienza. In Sicilia questo tipo di furia lo chiamerebbero un avvertimento mafioso. Ma a Pescasseroli non c'è mafia. Ci sono i prepotenti, come dappertutto, ma la mafia direi proprio di no. E allora? Cosa ha trasformato un paese pacifico e laborioso in un luogo dove a ogni finestra, anche la piu piccola, bisogna mettere le grate e ogni porta deve essere blindata?

Sono entrati il lunedì e con una temerarietà incredibile, dopo l'arrivo dei carabinieri e le foto prese e la porta sigillata, hanno trovato il modo di rientrare il mercoledì spaccando e sporcando di nuovo ogni cosa. Stiamo assistendo a un incarognimento della popolazione adolescenziale? Per tanti anni ho vissuto tranquilla, lasciando a volte la chiave appesa alla porta. Non mi sono mai sentita in pericolo.

Ma ecco, che mi tornano in mente le parole di Pasolini: guarda che i ragazzi inquieti, quelli che una volta erano la nostra gioia e la nostra allegria, si sono imbarbariti e oggi vogliono solo distruggere e infierire. Ma perché Pier Paolo? Perché una volta questi ragazzi erano il popolo e il popolo aveva una sua grandiosa innocenza, magari truffaldina, ma mai volgare, mai inebetita e dedita alla violenza fine a se stessa come ora.

Mi sembrano parole di grande attualità. Mi chiedo come può succedere che in un paese di montagna, nel mezzo di uno dei più antichi e magnifici parchi italiani, corra la droga e dei ragazzi, per sentirsi vivi, abbiano bisogno di devastare, demolire e distruggere una casa in cui regnano i libri e le carte di lavoro. Sinceramente la prima cosa che mi viene in mente è di chiudere e andarmene altrove. Non mi piace vivere blindata. Possibile che una piccola comunità non riesca a governare i suoi giovani? Invece di pensare come fare a rieducare e controllare questi ragazzi, mi si danno consigli per mettere altre inferriate, altri blocchi: sarà meglio l'allarme collegata alla polizia o infarcire il giardino di occhiuti controllori elettronici? Ma poi penso ai tanti amici che ho a Pescasseroli, ai tanti ragazzi seri, studiosi, gentili che si fanno due ore di autobus la mattina all'alba per andare a studiare ad Avezzano e mi voglio ricredere. Non sono tutti così, Pier Paolo dico, e tu lo sai bene che bastano pochi sciaguratelli per creare malanno e disordine in una comunità fondamentalmente sana. Che fare? Andrebbero ripresi prima di tutto i genitori che non riescono a controllare i loro figli. Chiederò loro che mi paghino le spese dei disastri provocati dai loro viziatissimi figlioli. La famiglia ha delle responsabilità. Deve imparare a tenere a bada i suoi figli più inquieti e violenti. E come? direbbe Pier Paolo. Con l'esempio. Solo con l'esempio. Non servono le manette all'angolo di ogni casa, ma servono cittadini responsabili. Vogliamo provarci amici cari di Pescasseroli?

Dacia Maraini

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