«La mia sfida per Tokio» Ecco il sogno di Diletta

PESCARA. Il primo giorno che è entrata in una palestra di pugilato aveva 16 anni e un sogno: «Diventare una professionista». Undici anni dopo, Diletta Cipollone, campionessa italiana 2015 nella...
PESCARA. Il primo giorno che è entrata in una palestra di pugilato aveva 16 anni e un sogno: «Diventare una professionista». Undici anni dopo, Diletta Cipollone, campionessa italiana 2015 nella categoria 54 chilogrammi, ha realizzato quasi il suo sogno: dal dicembre scorso è entrata nelle Fiamme Azzurre, il corpo sportivo della polizia penitenziaria, e adesso fa l’atleta a tempo pieno. Con altri due traguardi da inseguire: le Olimpiadi di Tokio 2020 e disputare un incontro da professionista al Madison Square Garden, il tempio sportivo di New York.
«Uno pensa ma quant’è bello fare l’atleta e basta ma non è affatto facile. È un lavoro che dura 24 ore al giorno», racconta Cipollone, originaria di Pescara, i primi pugni alla Pugilistica Di Giacomo di Montesilvano, «contano l’allenamento, l’alimentazione, il riposo». Ma com’è la giornata di una pugilessa? Cipollone è una pendolare dello sport: a seconda degli allenamenti, si sposta tra Assisi, Roma e Marcianise, sedi dei centri federali. «Io mi sveglio molto presto, intorno alle 6», racconta, «e faccio colazione 4 ore prima dell’allenamento. Il primo allenamento della giornata inizia alle 10: una seduta di preparazione fisica che dura circa un’ora e mezza. Poi, un pranzo leggero perché è necessario tenere sotto controllo il peso attraverso una dieta mirata e bilanciata. Dopo pranzo un po’ di riposo e, alle 16, il secondo allenamento, stavolta per la tecnica». Due allenamenti al giorno dal lunedì al sabato e la domenica è l’unico giorno di riposo per recuperare le forze. «La cena? Sempre leggera anche se ogni tanto ci si può concedere un piccolo sgarro». E dopo cena? «Non si esce quasi mai, non abbiamo vita mondana», scherza Cipollone, «un po’ di televisione, una tisana e a letto presto. Ci vuole tanta forza di volontà per fare questa vita anche se io non riuscirei a farne una diversa. Ho sempre sognato di fare la professionista e ho avuto la fortuna di essere convocata in Nazionale e, adesso, ho la fortuna ancora più grande: la mia passione è diventata un lavoro. Ora, il mio impegno è per i prossimi obiettivi a partire dalle Olimpiadi». Mai avuto paura del dolore? «Non sono mai salita sul ring con la paura di farmi male. Nonostante gli infortuni, come quello alla mano che mi ha fatto saltare il campionato italiano 2016, non ho mai pensato al dolore. E non è questione di coraggio: io non ci penso e per noi è normale così». (p.l.)

