La missione di Francesco: salvare il Congo

Il premio Nobel Mukwege affida al docente abruzzese il suo appello alla Comunità internazionale: «Qui tragedia umanitaria»
BUSSI SUL TIRINO. Una denuncia sulla tragedia umanitaria in Congo: è questo il messaggio che Denis Mukwege, medico congolese, premio Nobel 2018 per la pace, ha affidato all’abruzzese Francesco Barone, originario di Bussi sul Tirino, nell’incontro avuto qualche giorno fa nella città di Bukavu.
«Fermer les yeux devant ce drame c’est complice», recita un passo del documento in lingua francese scritto da Mukwege, il quale ha chiesto al professore abruzzese di portare la sua richiesta di aiuto nel mondo, dopo averne riconosciuto lo spessore dell’impegno umanitario negli ultimi anni. Barone, residente a Roma, è professore di Pedagogia della cooperazione sociale e internazionale all’Università degli studi dell'Aquila. Sposato con un figlio, ha 56 anni dei quali 21 spesi in missioni umanitarie nell’Africa Sud-Sahariana. «Da Goma, luogo della mia ultima missione, ho avuto l’onore di raggiungere Mukwege per un incontro a Bukavu dove mi ha ricevuto in divisa da chirurgo», racconta Francesco. «Una persona speciale, che dedica tutta la sua vita all’impegno nell’ospedale della Fondazione Panzi dove ha curato più di 50.000 donne vittime di stupro».
Professor Barone, come nasce il suo impegno umanitario?
«Nasce da un viaggio di 21 anni fa in Ruanda: da allora è la mia ragione di vita. Ci sono bambini che vivono in condizioni disperate, nella più bieca miseria, alcuni dormono in strada all'aria aperta sniffando colla o gasolio per sostenersi fino a morire di fame o fiaccati dalle malattie più semplici, mancano persino le medicine elementari».
Ogni quando va in missione, e per quanto tempo ?
«Vado in missione a cavallo delle feste, appena il lavoro me lo permette, per periodi che vanno dalle due alle tre settimane. Sono vaccinato per febbre gialla, epatite A e B, colera, antimalarica e meningite sottoponendomi a richiami periodici perché c’è un importante rischio di contrarre malattie. Ad oggi 51 le missioni effettuate».
Il “Centro Kwuete, amici di Francesco”, a Goma, porta il suo nome. Quali sono le principali iniziative realizzate nell’ultimo periodo?
«In questo momento operiamo a Goma dove, al nostro arrivo, istruiamo le attività con il referente del luogo favorendo le priorità: acquistiamo cibo, riso, fagioli, medicine, portiamo la scolarizzazione, sosteniamo gli orfanotrofi e ci occupiamo di una delle situazioni più abominevoli che esistono in Congo: i bambini poveri ricoverati negli ospedali. Se i familiari non possono pagare, i bambini, così come gli adulti, non possono lasciare l’ospedale fino a quando le spese non sono saldate. Con il nostro intervento abbiamo liberato tanti bambini e adulti».
Com’è il rapporto con la sua famiglia, gli amici e il territorio relativamente all'impegno umanitario in Africa?
«La mia famiglia è stata sempre d’accordo, non potrei continuare senza il loro supporto, li ringrazierò sempre. Poi l’Abruzzo è una regione speciale, fatta di persone bellissime, solidali e buone, come il mio territorio, quello di Bussi, che mi ha sempre sostenuto in ogni modo. Tutto quello che faccio è possibile anche e specialmente per l’affetto e sostegno di amici e amiche. La politica non la coinvolgo, non ho mai goduto di finanziamenti pubblici perché non voglio che le mie attività possano essere strumentalizzate».
Una promessa, quella umanitaria, che ora potrebbe esporla a qualche nuovo rischio dopo la richiesta di un premio Nobel che vive sotto scorta. Si è mai trovato in situazioni di tensione prima d’ora?
« Ho superato periodi caldi, di grave tensione politica, come le ultime elezioni congolesi di dicembre, in uno stato costante di allerta attentati. Con l’assunzione di un impegno così importante, ricevuto dalle mani di un premio Nobel per rappresentare al mondo, per suo nome e conto, una denuncia sui genocidi, la miseria e le violenze su uomini, donne e bambini di quelle zone, ora sarà un’altra vita. Richiederò la scorta perché la paura è lecita, ma ho visto bambini soffrire e morire, non potrei mai cedere».
Come gestirà l'impegno affidatole da Denis Mukwege?
«Devo fare in modo che il documento arrivi a chi di dovere suscitando quanta più attenzione possibile. Le autorità delle Nazioni Unite e di ogni istituzione mondiale devono visionare i contenuti sulla ricerca dei genocidi per poter debellare la catastrofe in corso insieme alla distruzione che comporta. Bisogna rispondere immediatamente alla richiesta di aiuto che si leva da quella parte di Africa».

