La mitica Fabbrica che sfornava talenti

7 Agosto 2015

Compie 20 anni il locale di viale Pindaro che lanciò cantanti e dj

PESCARA. Un giovanissimo Tiziano Ferro il cui concerto costò 3 mila euro (oggi ce ne vogliono almeno 50 volte tanto), un giovanissimo Niccolò Fabi "preso" a rimborso spese, una Carmen Consoli contrattualizzata per 3 milioni di lire e tutta una generazione di artisti (Subsonica, Dirotta su Cuba, Daniele Silvestri, Max Gazzè, Irene Grandi, Bandabardò, Antonacci) e di dj che sono nati e cresciuti alla Fabbrica di Pescara.

Un locale mitologico che ha generato in qualche modo tutta la movida pescarese facendo da punto di riferimento per l'intera viale Pindaro (oggi un susseguirsi di locali, all'epoca un luogo quasi periferico tra la caserma provinciale dei vigili del fuoco e l'università), e anche per Pescara vecchia. Lo raccontano, nelle testimonianze che seguono, Stefano Cardelli, direttore artistico dell'epoca, Alessia Savino, pr e ufficio stampa, e un'artista, Simona Bencini dei Dirotta su Cuba.

La Fabbrica (ex Gaslini, effettivamente una vecchia fabbrica che produceva olio) aprì i battenti come discoteca nel 1995 e per celebrare i 20 anni della Localbus di Stefano Cardelli, ha organizzato per oggi al beach club Nettuno una festa ricordo. All'inizio era essenzialmente una discoteca, poi, soprattutto con la gestione dei concerti da parte della Localbus, si impose rapidamente come uno dei locali più trendy del centro Italia facendo da base di lancio per tutta una generazione di artisti oggi celebri e celebrati.

La struttura della discoteca si sviluppava su tre livelli e un piano sotterraneo. Al piano inferiore si trovava l'accesso alla parte esterna, l'Arena, che ospitava concerti durante la stagione estiva. Al primo e secondo piano si trovavano le zone dedicate alla musica commerciale, mentre il terzo era dedicato alla musica house.

«La Fabbrica esisteva già quando noi siamo arrivati», spiega Cardelli, titolare della Localbus, l'agenzia che tuttora gestisce in esclusiva regionale molti di quegli artisti, «la nostra collaborazione con Vittorio Sulpizio iniziò qualche mese dopo l'apertura del 1995. La Fabbrica era una discoteca bella, colorata, su più livelli, con più bar, vivace, a differenza di tutte le altre che erano ancora anni Settanta, buie, con la moquette. Loro ci diedero spazio e noi innovammo, portando il live nelle discoteche. Abbiamo fatto oltre 750 concerti lì, da Kool and the gang a Venditti, da Tiziano Ferro a Dirotta su Cuba, Bandabardò, Silvestri, Gazzè, Grandi, Fabi, Subsonica. Questi ultimi, su Facebook, hanno scritto pochi giorni fa: “Non possiamo dimenticare la Fabbrica di Pescara dove noi siamo nati ed esplosi"».

Un palmares eccezionale a cui vanno aggiunti anche i dj.

«E' vero: portammo anche dj ospiti: da Coccoluto a Di Rocco, un po' tutti quelli dell'house. Ma noi facevamo tanti generi: latino, jazz, cabaret, tutto quello che è il mondo dello spettacolo».

La Fabbrica del tempo libero, della musica, del cabaret, dei concerti, ma anche una fabbrica che ha sfornato professionalità e competenze.

«Tantissime: barman, direttori di sala, pr, che dopo l'esperienza con noi hanno aperto locali, bar, ristoranti. Inoltre, non vorrei esagerare, ma sull'onda della Fabbrica si è sviluppata tutta viale Pindaro e anche tutti i locali di corso Manthoné e via delle Caserme hanno sfruttato il grande movimento che creavamo noi. Soprattutto il sabato sera venivano anche cinquemila persone, in media».

L'esperienza, poi, è finita, perché?

«Localbus è uscita nel 2006, ma il locale è andato avanti per altri due anni con altri colleghi. Ma il progetto di ristrutturazione dell'area a quel punto prevedeva la trasformazione in uffici e quindi è stata una scelta della proprietà. Oggi è rimasto solo CantinAccademia, il ristorante, che però è chiuso».

Con molti rimpianti.

«Beh, devo dire di sì, perché tantissime persone che incontro ricordano con affetto quegli anni in cui con 10-15 euro entravi e trovavi concerto, pizza, la discoteca house, la musica dal vivo. Il locale aveva raggiunto l'obbiettivo di Valerio Di Vincenzo, che era il vero ideatore, di fare un polo di intrattenimento vasto. Bellissima esperienza».

Localbus però continua la sua attività.

«Sì, abbiamo rilevato lo stabilimento Nettuno e lo gestiamo. Ma l'agenzia continua a rappresentare in esclusiva in Abruzzo Carmen Consoli, Paola Turci, Bandabardò, Neffa, Britti».

E per ricordare quel periodo avete organizzato la serata di oggi al Nettuno.

«Purtroppo tre dei tanti dj dell'epoca non ci sono più e mi fa piacere comunque ricordarli: Enrico Di Paolo, Roberto Sintini e Arturo Di Carlo. Stasera, come dj, ci saranno Luca Di Carlo, Roberto Rantucci, Alessandro Marini, La Viky. Inoltre, abbiamo invitato tutto lo staff dell'epoca dai camerieri ai barman, ai pr. Tra loro c'è chi è diventato avvocato, chi direttore di banca, tutti bravi ragazzi. Noi tenevamo moltissimo alla correttezza delle persone che lavoravano con noi. Una bella cena e poi tutta disco per ricordare quegli anni».

«Io ero una ragazzina», aggiunge Alessia Savino, «Sono arrivata alla Fabbrica come responsabile della promozione, con un ruolo strategico, e ho avuto la grande fortuna di incontrare tante persone importanti, non solo artisti. Per esempio Stefano Copelli, che era un direttore di produzione Trident, e che ho rivisto al concerto di Jovanotti del 22 luglio a Pescara. Ho passato interi pomeriggi con loro, tra l'altro organizzavamo gli incontri con i lettori del Centro».

La Fabbrica in quel periodo è stata la punta di diamante della musica pop del centro Adriatico, avete l'onore e la responsabilità di aver lanciato tutta una generazione di artisti.

«E' vero. Noi della Local bus abbiamo sfidato un po' tutti, abbiamo rischiato, per esempio con Fabi, che nel 1997 non aveva fatto ancora il primo Sanremo, o con Silvestri che - pur se famoso - non era certo quello dei tempi d'oro. Abbiamo fatto molte date zero, periodi di una settimana/10 giorni durante i quali artisti come Carmen Consoli, gli 883 stavano qui per poi partire con i tour dall'Arena della Fabbrica».

«Quanto ci manca la Fabbrica? Tantissimo», dice al telefono Simona Bencini, vocalist e leader dei Dirotta su Cuba, «per me fa parte di un periodo importantissimo. E' lì che sono nata e cresciuta. E' uno dei posti che ricordo con più affetto e nostalgia».

Un ricordo particolare?

«Le notti infinite in discoteca dopo il concerto. Era bellissima questa atmosfera di gioia, di condivisione con il pubblico. I Dirotta non sono mai stati le star che dopo l'esibizione scappano via. Alla Fabbrica, c'era il grande gusto di scendere dal palco e stare con le persone che ti avevano ascoltato a ballare. Noi in quel periodo, metà anni Novanta, abbiamo fatto un mare di concerti con tantissime persone, in piazza, il Festivalbar, lo show di Radio Dimensione suono, grandi eventi ma gratuiti. A Pescara trovavamo 5 mila paganti. Un fiume di gente, io ero gasatissima, una sensazione meravigliosa. A ripensarci oggi, mi vengono i brividi. Quando ho saputo che ci hanno fatto un parcheggio, mi si è stretto il cuore».

Prima della Fabbrica conosceva Pescara?

«No, la Fabbrica mi ha fatto conoscere una città bellissima di cui ho apprezzato anche la vita notturna e un fantastico lungomare».

Bencini conclude con un appello e una auto candidatura: «Se fate la Fabbrica 2 - la vendetta, io voglio esserci. Voglio essere la prima, mi raccomando, ci conto».

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