«La morte del bimbo era evitabile»

27 Gennaio 2017

I giudici: travolto dal treno per una clamorosa mancanza d’attenzione

PESCARA. Prevedibilità e prevenibilità: sono le parole chiave che spiegano perché la Corte d'Assise di Chieti ha condannato i genitori e il nonno di Francesco Pio Spinelli, il bimbo morto tre anni fa dopo essere stato investito da un treno regionale in prossimità della stazione San Marco. La madre Loreta De Rosa, inizialmente accusata di abbandono di minore, reato derubricato in omicidio colposo, è stata condannata a tre anni di reclusione, mentre 3 anni e 6 mesi di reclusione sono stati inflitti al padre, Virgilio Spinelli, e al nonno Cristoforo Spinelli, questi ultimi accusati di concorso in omicidio colposo. Francesco si era allontanato da casa e, dopo essere passato da un buco presente nella recinzione, era arrivato nei pressi dei binari, dove, poi, era stato investito dal treno. La Corte d'Assise, presieduta dal giudice Geremia Spiniello, ritiene che la morte del piccolo poteva essere evitata e rileva una «clamorosa mancanza di attenzione da parte della mamma». I giudici evidenziano «un’evidente violazione di una regola cautelare di comune esperienza, quella cioè di lasciare che bambini di tenera età possano giocare all'interno di un cortile recintato dotato di un ampio varco, dal quale si poteva accedere direttamente, senza ostacoli e senza dover passare attraverso altre proprietà, alla sede ferroviaria e quindi ai binari».

La Corte poi spiega anche che dalle risultanze processuali «non è emerso in modo chiaro e tranquillante, al di là di ogni ragionevole dubbio che, Loreta De Rosa abbia abbandonato il figlio di tre anni e il fratellino di soli due anni con la coscienza e volontà di lasciarlo in una situazione di evidente e gravissimo pericolo».

Per quanto riguarda la responsabilità del padre, i giudici teatini evidenziano che «era perfettamente al corrente dello stato dei luoghi perché era solito frequentare la stalla ed aveva altresì una pregressa conoscenza dello stato dei luoghi. Non era una novità che i bambini giocassero nel cortile, talché, anche nei suoi confronti, ampia era la prevedibilità e prevenibilità dell'evento».

In ordine alla colpevolezza del nonno, la Corte evidenzia che è stato lui a realizzare «il manufatto adibito a stalla» e dunque ad «aver originato la fonte del pericolo». I giudici non solo sottolineano «lo specifico obbligo, a carico dei proprietari, nei casi di nuovi insediamenti abitativi industriali adiacenti alle ferrovie, di provvedere alla preventiva idonea recinzione dei terreni in prossimità della sede ferroviaria», ma rilevano anche l'ulteriore profilo di colpa, «caratterizzato dall'aver mantenuto il manufatto adibito a stalla nonostante le numerose diffide e denunce del passato, così come dall'aver realizzato e mantenuto i varchi dal muro di recinzione e dalla stalla fino alla sede ferroviaria, lasciando che i bambini potessero uscire dal recinto e accedere direttamente alla sede ferroviaria». La difesa, rappresentata dall'avvocato Luca Sarodi, ricorrerà in appello.

Marianna Ventura

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