La Nasa accoglie due abruzzesi

Gli scienziati Di Cecco e Di Lizia alla conferenza sui “detriti spaziali”
PESCARA. Prima conferenza internazionale sui detriti orbitali, organizzata dalla Nasa a Houston, in Texas, con 200 scienziati e tecnologi provenienti dalle maggiori agenzie spaziali e istituzioni accademiche e di ricerca mondiali. Tra i membri della delegazione italiana presente al congresso ci sono due abruzzesi: Alessandra Di Cecco, di Lettomanoppello, e Pierluigi Di Lizia, di Chieti, entrambi di 51 anni e coinvolti in prima linea nello studio di questi particolari oggetti orbitanti intorno alla Terra.
Di Lizia, laureato e dottore di ricerca in ingegneria aerospaziale, è professore associato al Politecnico di Milano. È un esperto di calcolo orbitale e strumentazioni radar per l'osservazione dei detriti spaziali. Di Cecco, laureata e dottore di ricerca in astrofisica, è program manager dell'Agenzia spaziale italiana a Roma, dove si occupa di detriti spaziali e del programma di difesa planetaria dell'Agenzia spaziale europea (Esa).
«I detriti spaziali sono oggetti artificiali in orbita terrestre costituiti da satelliti non più operativi o con cui abbiamo perso la possibilità di comunicazione, ma sono anche frammenti generati da esplosioni o collisioni tra satelliti, stadi di razzi e lanciatori rimasti in orbita a seguito dei lanci, e piccoli oggetti rilasciati durante le missioni», dice Di Lizia, che spiega anche l'importanza dello studio di questi oggetti orbitanti: «A causa delle elevate velocità orbitali, che raggiungono valori di decine di migliaia di chilometri orari, i detriti spaziali rappresentano un potenziale pericolo in caso di scontro accidentale con satelliti operativi in orbita o durante le fasi di nuovi lanci. I detriti possono inoltre creare un serio pericolo per gli astronauti, specialmente durante le attività extra-veicolari, e costituiscono un rischio potenziale durante i loro rientri incontrollati a Terra». Alla conferenza di Houston, gli esperti della Nsaa, dell'Agenzia spaziale giapponese, di alcune Agenzie spaziali europee, affiancati dai ricercatori universitari hanno quindi avuto modo di confrontarsi sugli ultimi risultati ottenuti a livello internazionale. Dei progetti in cui l'Italia è coinvolta ce ne parla Alessandra: «Lo studio dei detriti spaziali è in forte crescita negli ultimi anni. Il parlamento europeo nel 2014 ha istituito il programma di "sorveglianza spaziale e tracciamento", cui l'Italia partecipa attraverso un consorzio sottoscritto da otto Agenzie spaziali comunitarie. È la prima volta nella storia che l'Europa chiede di dotarsi di una rete di sensori autonoma per la sorveglianza dello spazio, finora sviluppata solo dagli Stati Uniti. L'obiettivo per i prossimi anni è quello di potenziare i sensori nazionali per osservare i detriti spaziali fino a dimensioni molto ridotte, i più difficili da osservare, nonché di sviluppare algoritmi di analisi di dati per la classificazione orbitale di questi oggetti». Le attività sono coordinate dall'Agenzia spaziale italiana e dal ministero della Difesa, con la partecipazione dell'Istituto nazionale di Astrofisica. A livello inter-governativo, inoltre, l'Italia partecipa al Comitato di coordinamento inter-agenzia sui detriti spaziali, con il ruolo di suggerire le linee guida per un uso sostenibile dello Spazio». (c.s.)

