«La nostra paura è che la gente vada via»

Speranze e timori tra gli abruzzesi dei comuni terremotati in viaggio dall’Aquila e Teramo a Roma
L’AQUILA. Don Fernando Maia ha lasciato la Colombia venti anni fa, e da sedici è il parroco delle frazioni di Montereale. C’è anche lui nel pullman degli abruzzesi che ieri hanno raggiunto Montecitorio per assistere al Concerto di Natale che la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha voluto dedicare alle popolazioni dell’Italia centrale colpite dal sisma di agosto, e poi da quello di ottobre. Cesaproba, Marana, ma soprattutto Cabbia e Pellescritta, racconta don Fernando, ormai sono quasi spopolate. «Abbiamo superato il terremoto del 2009», dice, e «sicuramente supereremo anche questo del 2016. Certo», aggiunge, «ci siamo sentiti un po’ abbandonati, e questo è triste. I nostri paesi cercano di andare avanti, a stento. Se non incentiviamo un po’ il turismo, i nostri luoghi sono destinati a rimanere vuoti». Pellescritta e Cabbia, spiega, si sono svuotate perché la gente ha paura. I turisti che di solito le popolano in estate sono fuggiti il 24 agosto. Si sono svuotate perché la gente ha paura. «Siamo paesi disagiati”, aggiunge, «e ci sentiamo proprio abbandonati. A Cesaproba è inagibile anche la chiesa parrocchiale, perché negli anni ’70 hanno fatto un tetto in cemento armato su una struttura che risale al 1500. Logicamente, con i due terremoti, ha subito dei danni» E dove si celebra messa? «In un tendone, ma con l’inverno e il freddo diventa sempre più difficile. Anche la chiesa di Marana è inagibile, perché il cornicione si è spaccato. Speriamo che intervengano presto, perché i miei parrocchiani mi chiedono sempre, don Fernando, quando farà suonare di nuovo le campane»? Santina Corona, infermiera del pronto soccorso, è la presidente dell’Associazione di pubblica assistenza di Montereale. «La prima ambulanza ad arrivare ad Amatrice, quella notte del 24 agosto», racconta, «è stata la nostra. I volontari sono riusciti a passare nonostante le condizioni disastrose della viabilità. Hanno raccontato di aver percepito distintamente di essere su un tratto che si era abbassato di parecchi centimetri, ma sono andati avanti lo stesso per portare soccorso alle persone che avevano bisogno di aiuto. Quella notte c’era il deserto». La seconda ambulanza ha raggiunto invece Pescara del Tronto. «Non sapevamo bene cosa fosse successo, e che tipo di scenario ci saremmo trovati a fronteggiare. Ci dissero di far partire tutte le ambulanze a disposizione. Ne avevamo tre, la prima senza medico a bordo, e le abbiamo inviate immediatamente sui luoghi del sisma. La centrale operativa ci diceva di un bambino in difficoltà a Pescara del Tronto. Una corsa contro il tempo, per salvarlo, ma quando siamo arrivati il bimbo era già stato messo al sicuro da un altro equipaggio». Santina è felice di partecipare al Concerto di Natale della presidente Boldrini. Se potesse chiedere qualcosa alla politica, cosa chiederebbe? «Di migliorare la viabilità per poter raggiungere più facilmente quei posti, soprattutto in caso di emergenza».
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