La Nuova Pescara: adesso si rischia il commissariamento

11 Gennaio 2020

Iter in ritardo, ad agosto è prevista l’unione dei primi servizi Costantini: la Regione abroghi la legge o incalzi i tre Comuni

PESCARA. Tra appena otto mesi i Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore dovrebbero condividere forme associate di funzioni comunali in settori ben precisi. Lo stabilisce la legge regionale 26 del 2018 che definisce le modalità per l’istituzione della Nuova Pescara. Eppure, il processo di unificazione delle tre città è fermo al palo. L’assemblea costituente è stata convocata dal presidente Marcello Antonelli per il 23 gennaio, ma di fatto poco o nulla è cambiato rispetto alla riunione precedente. La legge parla chiaro, e non solo delinea le disposizioni che dovrebbero portare alla creazione del maxi Comune da quasi 200mila abitanti, ma stabilisce anche il cronoprogramma.
IL TRAGUARDO Se la tappa finale costitutiva è fissata nell’articolo 1 per il primo gennaio 2022, l’articolo 4 dispone che a due anni dalla legge, e quindi ad agosto 2020, i tre Comuni debbano attivare forme di collaborazione e cooperazione, al fine di «agevolare, ottimizzare e implementare l’istituzione del Comune di Nuova Pescara, di favorire il processo di riorganizzazione e allineamento dei servizi, delle funzioni e delle strutture».
I SETTORI I settori individuati sono pianificazione territoriale e urbanistica, grandi infrastrutture, rifiuti, servizi idrici, trasporto pubblico, approvvigionamento energetico, promozione turistica, gestione delle reti, commercio, tutela ambientale, politiche sociali e servizi scolastici. «Per il conseguimento delle finalità», recita la normativa, «i 3 Comuni predispongono specifiche misure in relazione all’organizzazione del personale e degli uffici, alla creazione di una centrale unica di committenza e di gestione dei contratti, alla standardizzazione e alla unificazione di reti e sistemi informatici, alla progressiva integrazione di servizi demografici, polizia locale, riscossione tributi e patrimonio e all’armonizzazione dei bilanci».
LA RELAZIONE Tra due mesi, ossia entro il 31 marzo, l’assemblea dovrebbe inviare alla Regione e ai tre Comuni una relazione intermedia sul processo di fusione e condivisione di tali servizi. Il rischio è quello del commissariamento. A meno che i tre Comuni non chiedano per tempo una proroga al primo gennaio 2024, «con deliberazione, adottata a maggioranza dei due terzi» e sulla base della relazione conclusiva dell’iter (che dovrà essere definita al 31 marzo 2021), la giunta regionale sarà costretta a nominare un commissario ad acta per l’adozione di atti funzionali alla nascita del nuovo Comune.
LA LEGGE «La Nuova Pescara non è più un’opzione nelle mani della politica, ma una scelta operata dal legislatore», sottolinea Carlo Costantini, fondatore del progetto di fusione e promotore del referendum, «la nascita del nuovo Comune è un fatto stabilito dalla legge, che solo una legge può cambiare. Oggi navigare nell’incertezza vuol dire generare un danno drammatico in tutti i processi di sviluppo economico e sociale, e quindi in questo caso alla comunità della Nuova Pescara. La politica regionale ha due opzioni di fronte: o si assume la responsabilità di abrogare la legge, a viso aperto, di fronte a tutti i cittadini che hanno votato il referendum, oppure inizia a esercitare pressioni sulle amministrazioni comunali affinché la legge venga attuata. L’unica cosa inaccettabile è che si continui a far finta di nulla, sperando di trovare all’ultimo momento una soluzione o un rinvio».
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