La Nuova Pescara? Spoltore dice no alla fusione nel 2024

Ultimatum dei neo amministratori ai colleghi pescaresi: «La data giusta è il 2027, altrimenti meglio il commissario»
PESCARA. «Se lo slittamento deve essere al 2024, allora venga il commissario». Hanno il sapore dell’ultimatum le parole che il nuovo sindaco di Spoltore, Chiara Trulli e il presidente del consiglio comunale Lucio Matricciani hanno pronunciato ieri durante la commissione Statuto al Comune di Pescara nella seduta sulla Nuova Pescara.
Ancora una volta a tenere banco nella riunione, convocata dal presidente Claudio Croce, con l’audizione dei vertici della nuova consiliatura di Spoltore chiamati a esprimere le proprie posizioni in merito all’iter, è stata la data di istituzione. La legge regionale prevede che il nuovo Comune venga costituito entro il primo gennaio 2023, con possibile slittamento, su richiesta dei due terzi dei consigli comunali di Pescara, Montesilvano e Spoltore, al primo gennaio 2024. Scadenze giudicate troppo premature ormai praticamente da tutti e tre i consigli comunali.
Montesilvano e Spoltore a maggio scorso, attraverso due delibere di giunta, avevano richiesto uno slittamento al 2027 che solo il consiglio regionale può concedere con apposito emendamento. «Dobbiamo avere un atteggiamento serio e responsabile nei confronti del processo di fusione», avvisa il sindaco Trulli. «Ragionare su una scala dimensionale più ampia aiuterà a offrire servizi di maggiore qualità ai nostri cittadini. Però auspichiamo che questa fusione venga condotta in maniera scrupolosa, arrivando a proceduralizzare prima la messa a sistema dei servizi, e solo dopo la fusione degli apparati. Le dead line del 2023 e del 2024 sono strette, per fare in modo che non si produca qualcosa di nocivo per i cittadini. Sarebbe un salto nel buio». E Matricciani incalza: «Se lo slittamento massimo deve essere al 2024, allora non si faccia per nulla, resti la data del 2023, venga il commissario e vedremo cosa riuscirà a fare». Opinione condivisa degli amministratori, è che i due anni e mezzo di pandemia «hanno bloccato e ingessato le amministrazioni, dunque il ritardo è stato inevitabile e va recuperato. Serve una condivisione con Pescara e Montesilvano per chiedere la proroga, il che non significa scansare la questione, ma ragionare per definire il cronoprogramma», continua Trulli.
Ammesse le responsabilità e i ritardi, ed evidenziato come sulla Nuova Pescara si sia «all’anno zero» e occorra partire dall’unificazione dei servizi e dalla scrittura dello statuto, organizzando i municipi, hanno rimarcato uno dopo l’altro durante la seduta nei loro interventi Erika Alessandrini, Francesco Pagnanelli e Adamo Scurti, restano da sciogliere altri nodi restanti.
«La politica ha fatto quello che poteva», sottolinea Croce «e grazie a un emendamento del governo centrale per la fusione arriveranno 105 milioni di euro». I consiglieri restano in attesa di aggiornamenti sulla questione di gettoni e permessi giustificati da lavoro, che attualmente non sono previsti per la partecipazione alle commissioni e alle assemblee relative al processo di fusione. Un aspetto, questo, che doveva essere sbloccato con un altro emendamento sempre a livello centrale, ma su cui non si ha ancora una risposta. La Nuova Pescara sarà al centro martedì, alle 17, del convegno “Città senza confini al centro dell'Europa Adriatica”, organizzato dal senatore Luciano D'Alfonso, nella sala consiliare del Comune di Pescara, con il ministro degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, e i sindaci delle tre città. E alle 16, i primi cittadini si incontreranno per l'esame di una convenzione con l'università d'Annunzio a supporto della fusione.

