La Pasqua premia la costa Crescono i piccoli borghi

Per l’Abruzzo è stata una prova generale dell’estate. Bene le località marine e gli agriturismi, anche nelle aree terremotate. In affanno la montagna
PESCARA. Il più contento è sembrato il ministro Dario Franceschini: «Boom del turismo internazionale in Italia in queste vacanze Pasquali», ha annunciato al termine del breve ponte di Pasqua e Pasquetta. «I turisti stranieri hanno invaso tutte le nostre città d'arte. I numeri dei musei e le prenotazioni alberghiere segnano un crescita fortissima», soprattutto «nei luoghi minori, nelle città d'arte e nel mezzogiorno».
In parte l’Abruzzo ha rispettato l’immagine rilanciata dal ministro del Turismo. Ma con qualche distinguo. La Pasqua alta ha favorito la costa più della montagna; mentre il tempo non bellissimo ha penalizzato manifestazioni di massa come la Madonna che Scappa a Sulmona e le aree interne. Con diverse eccezioni: come il triangolo pescarese Caramanico terme, Manoppello e Popoli. E persino le aree colpite dal terremoto hanno avuto la loro quota di vacanzieri, assicura la Coldiretti. Secondo la quale quasi mezzo milione di italiani hanno deciso di trascorre nelle aree terremotate delle quattro regioni del Centro (Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria) almeno parte delle vacanze di Pasqua, Pasquetta e dei ponti primaverili. «Un segnale importante che si è manifestato anche con dimostrazioni concrete di solidarietà da parte di clienti storici (e non) negli agriturismi e nelle altre strutture recettive e di ristorazione».
La sensazione però degli operatori sentiti dal Centro (leggi i servizi di lato), è che manchi ancora una forte politica di programmazione e promozione. Anche se qualcosa comincia a muoversi, spiega Marco Giovannelli, presidente di federturismo Abruzzo: «Gli Open Day così come le Dmc rappresentano la prima vera rivoluzione culturale ed imprenditoriale turistica avvenuta nella storia della nostra regione. È un salto di qualità chiesto a gran voce negli ultimi 20 anni da tutti gli operatori e i portatori di interesse, che oggi possono plaudire a un riconoscimento politico approvato e regolamentato come legge abruzzese dall'unanimità degli ultimi due governi regionali Chiodi e D’Alfonso». Contemporaneamente si rafforza l’idea che l’Italia minore dei borghi può essere una componente determinante per la differenziazione dell’offerta turistica. «Oggi i borghi, scrigni di bellezza, storia e cultura sono il cuore pulsante dell’Italia che sta imparando a guardare alle aree interne come luoghi dell’innovazione e della sperimentazione», ha spiegato Enrico Borghi, presidente nazionale Uncem, l’Unione delle comunità montane. «Non più solo le grandi città sono fulcro di turismo e impresa. I piccoli borghi rappresentano il Paese migliore, quello che sceglie di guardare al futuro ripartendo dalla coesione delle comunità. Quello che mette in mostra le sue migliori perle e la sua immagine più bella, attraendo turisti e rendendo migliore la vita di chi vi abita tutto l’anno».
Oggi, infatti, questo patrimonio è al centro di grandi flussi di persone e di attenzione, e il disegno di legge nazionale dedicato alla valorizzazione dei piccoli Comuni, delle aree montane e dei centri storici, che vede primi firmatari Ermete Realacci e lo stesso Borghi, è una delle strade per dare un futuro di governance a queste aree.
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