La pediatra: attenzione per le aree interne

29 Gennaio 2019

Una lettera aperta ai candidati alla presidenza della Regione, affinché, nei rispettivi programmi di governo, tengano conto delle difficoltà con le quali, ogni giorni, gli abitanti delle zone interne...

Una lettera aperta ai candidati alla presidenza della Regione, affinché, nei rispettivi programmi di governo, tengano conto delle difficoltà con le quali, ogni giorni, gli abitanti delle zone interne di montagna, specialmente i bambini, si confrontano. A scriverla è una pediatra dell'Aquila, Teresa Gentile. «È noto che le condizioni di vita degli abitanti dei paesi montani sono molto dure specie nei periodi invernali per lo spopolamento, per la povertà dell’offerta culturale, per la mancanza di servizi. A risentirne di più sono i bambini e i ragazzi che trascorrono molto del loro tempo sull’auto per recarsi a scuola per cui risulta loro preclusa anche l’opportunità di svolgere una qualche attività sportiva. Eppure, l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) nel 2010 ha pubblicato un documento in cui definisce i livelli raccomandati di attività fisica per tre gruppi di età: bambini e ragazzi ( 5-17 anni) almeno 60 minuti al giorno di attività moderata vigorosa. E questo perché l’attività fisica oltre a promuove la crescita e lo sviluppo nell’infanzia concorre a prevenire e trattare il sovrappeso, le malattie non trasmissibili quali diabete e patologie cardiovascolari, a ridurre l’incidenza di alcuni tipi di cancro e la dipendenza da videogiochi. I costi sociali della sedentarietà sono alti i in quanto l’incidenza delle suddette patologie aumenta nel tempo. Per cui ancora nel 2012 l’Oms ha lanciato piani e politiche per incrementare l’attività fisica fra i giovani. Alla luce di quanto riportato vorrei che i nuovi eletti prendessero in seria considerazione quanto codificato dall'Organizzazione mondiale della sanità, potenziando nelle aree interne, tramite la scuola, le ore di attività motoria. Questo accorgimento renderebbe migliore la qualità di vita dei giovani, ridurrebbe la disuguaglianza con i residenti in città e concorrerebbe in parte a impedire l’ulteriore spopolamento dei paesi interni che si pensa di risolvere solo con il fantomatico sviluppo del turismo».