«La politica? E’ il passato Preferisco la campagna»

L’ex sindaco di Penne assolto dopo 9 anni: «Giustizia è fatta, dopo troppo tempo Mi ha aiutato la fede e sono impegnato nel sociale, per il resto spazio ai giovani»
PENNE. Un po’ come Cincinnato, un po’ come Cofferati, Donato Ezio Di Marcoberardino ha vissuto gli ultimi anni con le mani nella terra e lo sguardo distaccato ma inevitabilmente diretto alla politica, «la mia vita da sempre».
L’ex sindaco di Penne, passato da sindacalista, ha incassato l’assoluzione con formula piena dall’accusa di falso e abuso d’ufficio – che nel 2007 gli è caduta addosso come un macigno e che di fatto, nel 2011, ha interrotto la sua carriera politica – con una serenità disarmante che si coglie nel tono di voce e nelle scelte di vita. «Con la politica delle cariche ho smesso nel 2011», racconta, «finita la consiliatura non mi sono ricanditato perché volevo chiarire la mia vicenda giudiziaria».
C’è voluto molto tempo...
«Sì, questo è quello che lascia più l’amaro in bocca. Nove anni non sono un tempo corretto per avere giustizia. Un procedimento non può durare così tanto. Io mi sono fatto da parte, ho risposto così, sono per la giustizia, perché faccia il suo corso, ma più velocemente, nell'interesse di tutti. Mi fa piacere essere stato assolto nel merito, senza la prescrizione, è tutto più chiaro. Ma quanto è stata lunga».
Le è costato molto fermarsi, rinunciare alla politica?
«Mi è costato molto. Ma forse è costato più ai miei concittadini che mi avevano eletto, potevo dare qualcosa di buono. Io sono dedito da sempre al sociale, ora sono impegnato in una associazione oncologica, volevo fare qualcosa per i più deboli, credo che si debba fare. Con la lista civica di centrosinistra nel 2006 abbiamo stravinto, 1800 voti di scarto contro un candidato forte come Paolo Fornarola, sindaco uscente appoggiato dal centro. Insomma la gente in me ci credeva».
Come si sono comportati con lei concittadini e amici durante la vicenda giudiziaria?
«Bene, tanto bene. Questo è stato importante. Non mi sono curato di chi mi guardava storto, ma non ne ho visti tanti. La gente ha capito. Sono stato sempre a mio agio nella mia città, non mi hanno fatto mancare affetto e stima, ho sentito sempre vicinanza. Sono cattolico, mio fratello Vincenzo è parroco della Madonna dei Sette Dolori a Pescara, parliamo molto, la fede mi ha aiutato».
Cosa ha fatto in questi anni?
«Sono stato in campagna, ho il mio orticello biologico, e poi le mie origini sono contadine e dalla terra traggo sempre qualcosa di buono, mi andava di toccarla, lavorarla... Poi c’è l’associazione per i malati oncologici che mi impegna. E la mia famiglia. Ho due figli ormai grandi, 38 e 31 anni, Diego e Chiara. E con mia moglie Silvana aspettiamo con ansia che arrivi un nipotino. Loro hanno sofferto più di tutti per la mia situazione. E con loro ho festeggiato l’assoluzione, dopo la partita... Certo l’impegno nel Pd c’è, ma non la politica rappresentativa, per quella lascio spazio ai giovani, ora c’è bisogno di loro».
Ma lei ha solo 62 anni..
«Lo so, ma la vedo così: quando si interrompe non si riprende, mi hanno rovinato la vita allora»
Le piace il sindaco appena eletto, Mario Semproni?
«Lo vedremo all'opera. Non è della mia “parte”, ma non è questo. Io dei sindaci ho sempre massimo rispetto, si assumono responsabilità grosse, ci mettono la faccia con i cittadini uscendo di casa tutte le mattine, anche in momenti difficili. Dico sempre che uno per fare il sindaco di un paese deve essere un po' pazzo, almeno un pizzico, che non guasta. Ho sempre ammirazione per chi ci prova, se lo fa pensando agli altri va bene. Credo che la politica possa ancora essere “pulita”.
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