La posta Pec, questa sconosciuta: non si controlla, è boom di multe

13 Maggio 2022

Migliaia di verbali notificati ad automobilisti che non sanno neppure di avere un indirizzo attivo Di Corcia (Associazione consumatori): «Sommersi dalle chiamate, ma la procedura è corretta»

PESCARA. Posta elettronica certificata, questa sconosciuta. Molti automobilisti non sanno neppure di possedere un indirizzo di posta elettronica certificata, essendo iscritti a un albo professionale o alla Camera di commercio, e forse non sanno neppure cosa sia e come accedervi. Eppure ricevono su quell’indirizzo le sanzioni della polizia municipale per il mancato rispetto del Codice della strada, così come gli avvisi di pagamento per le imposte, per dirne alcune. Ma, ignorando la pec, ne ignorano anche i contenuti. Le multe notificate via pec sono migliaia ogni anno, solo per la città di Pescara, ma «molti se ne accorgono soltanto dopo, in città come in altri centri», dice Luigi Di Corcia dall’Associazione consumatori utenti. «Ci chiamano in continuazione ma non posso che rispondere che la notifica via pec è un mezzo idoneo. Se la pec c’è, la notifica va fatta via pec. Tutto nasce dal fatto che spesso l’indirizzo di posta elettronica certificata viene attivato dall’ordine professionale di appartenenza ma poi non viene utilizzato. Oppure può essere attivato dal commercialista, visto che per l’iscrizione delle imprese alla Camera di commercio la pec è obbligatoria. Ma molti non sanno neppure cos’è e magari non conoscono la password. I casi sono frequentissimi e riguardando anche cartelle esattoriali e pignoramenti», dice sempre Di Corcia.
«È accaduto che un automobilista abbia scoperto durante un controllo stradale, dalle forze dell’ordine, che la propria auto era stata sottoposta a fermo amministrativo. Ne era completamente all’oscuro, eppure aveva ricevuto le comunicazioni via pec, a partire dalla sanzione. Così come è accaduto che la notifica del fermo sia avvenuta seguendo i canali tradizionali ma l’automobilista sia comunque caduto dalle nuvole perché non sapeva della sanzione, notificata via pec. Ed è accaduto che una richiesta di documentazione inviata via pec a una ditta dopo una ispezione non sia stata vista. Il controllo, quindi, si è concluso con una maxi multa, di oltre ventimila euro, nonostante la ditta fosse regolarmente in possesso di tutta la documentazione necessaria. E il ricorso non è servito a niente».
L’associazione dei consumatori può fare ben poco, quando arrivano segnalazioni di questo genere, a partire da quelle sanzioni per il mancato rispetto del Codice della strada che non arrivano più a casa con la busta verde. «La posta elettronica certificata è una via legalissima, rappresenta il futuro delle notifiche» anche se ad oggi solo una parte i cittadini ha un indirizzo di posta elettronica certificata, non essendo né professionisti né iscritti a un albo o imprenditori. E, per chi non dovesse saperlo, «gli indirizzi di posta elettronica sono raccolti in appositi siti (si pensi a Imi pec per professionisti e imprese e al Registro imprese per i soggetti iscritti alle Camere di commercio). È sufficiente inserire il codice fiscale, per visualizzare la pec, che può essere controllata anche sul sito degli ordini di appartenenza, che sono pubblici».
Trattandosi del principale mezzo di comunicazione per le notifiche che un tempo avvenivano tramite raccomandata, Di Corcia suggerisce di «controllare spesso la propria casella pec e di predisporre la notifica anche sulla posta elettronica tradizionale» anche se ci sono dei casi in cui la notifica tramite pec non è obbligatoria, ad esempio per gli studi di professionisti e le ditte individuali, visto che si rischia di violare la privacy del soggetto interessato.