La pronipote: «Ecco gli altri miracoli»

14 Ottobre 2018

I discendenti di Nunzio Sulprizio rivelano aneddoti e curiosità sul “piccolo zoppo” di Pescosansonesco 

PESCOSANSONESCO. «Ho dormito nella camera da letto di San Nunzio Sulprizio». È il privilegio di avere un santo in famiglia. Cesira Luciani Cassiani, storica maestra di Pescosansonesco che ha insegnato a generazioni di alunni e oggi appassionata memoria storica del paese, era una bimbetta quando ebbe la fortuna di dormire nella stessa stanza dove almeno un secolo prima si coricava il beato che oggi diventa santo, nella casetta dell’ex salita Castello. La “maestra Cesira” come tutti la conoscono in paese, vedova del maestro Agostino Cassiani (che ebbe il privilegio di baciare le ossa di Nunzio prima di essere inserite nella salma da venerare) e madre di Antonello, Marilena e Rossana, è figlia di Roberto Luciani e Maria Viola e nipote di nonno Ottavio morto 20 anni dopo la scomparsa di Nunzio. Ottavio era il cugino del 19enne con le stimmate che da oggi assurge a quinto santo d’Abruzzo. Cesira ne ha tanti di aneddoti da raccontare sul santo, tramandati dalla voce dei suoi avi. Secondo la maestra sono tanti di più i miracoli, nella leggenda popolare, da attribuire al “santarello» conteso dai napoletani. Nei suoi scritti, rivela: «A tre giorni dalla morte, il suo corpo è flessibile. Il re Ferdinando II ordina di salassare il cadavere e il sangue uscito dalla mano sinistra viene raccolto in una bottiglietta. Con tale prodigio i presenti gridano con entusiasmo: «È santo, è santo». Accadeva 182 anni fa.
E ancora: «Il colonnello Wochinger, che chiese agli infermieri napoletani di trattare il giovane “come un figlio”, fu il primo a prelevare l’acqua di Riparossa e portarla a Napoli dove fu miracolata la principessa di Leucosia affetta da un tumore al petto. A Napoli si verificarono altri eventi miracolosi come quello di una dama di corte che si fratturò il ginocchio cadendo da cavallo. Il colonello le offrì una benda appartenuta a Nunzio e guarì».
Donna Cesira ricorda nitidamente, perché era tra la folla, quel 4 maggio 1965 quando la salma dell’allora beato Nunzio rientrò nel santuario di Pesco: «Sulla macchina bianca che trasportava il suo corpo furono deposti due mazzi di fiori, dono di mia figlia Marilena e di un compaesano, Graziano Trasatti».
Un altro parente «molto stretto» del santo è l’avvocato Roberto Luciani, pescarese, 50 anni. Egli rivela di essere figlio di un altro Ottavio Luciani, nato il 4 gennaio 1931. Il quale «era figlio di Nicola , proprietario della casa di via Castello dove mia nonna Lucia Del Rossi accoglieva i pellegrini dopo aver imbandito la tavola di dolcetti». Tra quelli più rinomati che si preparavano in paese (ma la ricetta è in uso ancora oggi) le pizzelle con l’ostia preparate con un impasto di zucchero, anice, miele e mandorle. Tra i piatti preferiti da Nunzio, vi era “lu struvulete”, pezzi di pasta conditi con sugo brodoso.