La protesta degli sfollati: trattati da cittadini di serie B

Parlano le famiglie sgomberate a luglio del 2017 da via Lago di Borgiano «Ci offrono case fatiscenti e non abbiamo soldi per anticipare le spese dei lavori»
PESCARA. Si definiscono “figli di un Dio minore” o, peggio, “inquilini di serie B”. Sono le 42 famiglie di sfollati di via Lago di Borgiano che dal 4 luglio 2017, giorno dello sgombero per motivi di sicurezza delle palazzine ai civici 14,18 e 22, sono ancora in attesa di una casa popolare. Delle 82 famiglie (236 persone in tutto) rimaste da 14 mesi senza un tetto sulla loro testa, circa 40 sono già state sistemate da Comune e Ater nei quartieri di Fontanelle, San Donato e Zanni. Tutti gli altri, invece, alloggiano tra l’hotel Holiday di Porta Nuova e il motel Amico di Città Sant'Angelo.
Qualcun altro, invece, ha trovato riparo a casa di amici e familiari oppure ha scelto di andare in affitto usufruendo del Contributo di autonoma sistemazione (Cas), variabile da 300 a 700 euro al mese, offerto dalla protezione civile. Hanno preferito ripiegare su queste soluzioni di fortuna anziché accettare uno degli alloggi popolari tra via Caduti per Servizio, a Fontanelle, via Trigno e via Nora, poiché «si tratta di case fatiscenti e da rimettere a posto», hanno detto alcuni sfollati che ieri mattina si sono dati appuntamento a Rancitelli, di fronte agli edifici dichiarati inagibili. «Per effettuare gli allacci e mettere a nuovo gli appartamenti», sostengono i cittadini, «dovremmo anticipare di tasca nostra diverse migliaia di euro, fino a 5.000 o 6.000 euro, che però non abbiamo». In base agli accordi vigenti, infatti, Comune e Ater garantiscono agli sfollati un contributo massimo di 1.200 euro da scalare dagli affitti. Mentre tutte le altre spese eccedenti, sostenute per aggiustare un vetro rotto, tinteggiare le pareti, sistemare una porta o effettuare altri lavori non potranno essere restituite. «Se avessi avuto i soldi da anticipare o per affrontare altre spese me ne sarei andata in affitto, e invece dormo in hotel da 14 mesi», protesta Antonella Mancinelli, «mi avevano assegnato una casa piccola in via Trigno che cadeva a pezzi. L’ho vista solo su foto perché gli appartamenti sono murati, ma l’ho rifiutata. Vorremmo sapere perché l’Ater ha speso dei soldi per ristrutturare le case fuori provincia e non si occupa invece di mettere a posto queste in città che potrebbero toccare a noi». Un’altra inquilina, Maria Ciferni, ha accettato un alloggio al civico 23 di via Caduti per Servizio, ma racconta di aver speso tantissimi soldi al di fuori del contributo pubblico. «Io ho preso tre ore di permesso dal lavoro e ho pagato 3 euro di parcheggio per assistere al sorteggio delle abitazioni», ribatte un’altra inquilina, Patrizia Stefanile, «ero presente e non sono stata chiamata, invece sono state date delle case a persone che in quel momento non erano lì. Questo non è giusto». «Stare negli alberghi per così tanto tempo non è vita», evidenzia Roberto Pietroluongo, «per qualche mese ho alloggiato gratis a casa di amici, poi sono riuscito a trovare una casa in affitto e usufruisco dei contributi Cas. Ma aspetto una soluzione definitiva». Gli sfollati ieri hanno incontrato il consigliere regionale del Movimento 5 stelle Domenico Pettinari che dice: «La Regione deve stanziare tra i 350 e i 400mila euro per sfrattare abusivi e delinquenti. In città ci sono 150 case popolari occupate abusivamente che si potrebbero assegnare a persone che pagano regolarmente l’affitto. Inoltre chiediamo l’abbattimento della palazzina al civico 14, pericolosa per l’incolumità pubblica: è facilmente accessibile dai bambini che ci vanno a giocare rischiando di farsi male».

