La protesta dei negozianti danneggiati da false griffe

12 Marzo 2017

La titolare di Dolci sport: «La gente ha pochi soldi e ricorre ai marchi taroccati» Il proprietario di Victor Shoes: «Il blitz della Finanza non cambierà le cose»

PESCARA. «Il mercato delle griffe false è in aumento, perché la gente è alle prese con problemi di liquidità». Molto più della vendita del falso griffato, è la mancanza di denaro da spendere da parte della clientela a preoccupare maggiormente i commercianti pescaresi, che così commentano il recente blitz della guardia di finanza con cui è stato smantellato, tra Pescara e Montesilvano, una serie di organizzazioni criminose dedite allo smercio di firme della moda taroccate.

«È preoccupante non solo il commercio del falso», afferma Marina Dolci, di Dolci sport, in via Roma, «quanto constatare che il cliente ti entra in negozio, guarda il capo che gli piace che costa 200 euro e poi esce e va a comprarlo a 50 euro dai senegalesi. Chi mette in commercio marchi taroccati è organizzato nell'anticipare i tempi e le collezioni della moda e sa esporre prodotti variegati e colorati che attraggono l'attenzione del cliente, sempre più disorientato perché non distingue il vero marchio dal falso. Così la scelta dell'utente cade su un prodotto non originale, ma talmente perfetto da sembrarlo e il ragionamento del cliente che acquista è il seguente: sempre meglio una borsa, una scarpa o un pantalone col marchio griffato taroccato, piuttosto che niente. Il mercato del falso aumenta perché la gente non ha soldi per permettersi la griffe originale». «Altro che deterrente», aggiunge, «il blitz è stata tutta pubblicità positiva per i venditori di marchi contraffatti, perché chi non era al corrente, ora lo sa».

Per Vittorio Fascina titolare di Victor Shoes, tre negozi di scarpe tra via Piave e via Battisti dove le Hogan originali costano tra i 165 e i 200 euro, il blitz ai danni dei senegalesi del mercatino è stato «come gettare la polvere sotto al tappeto». Che in quel bazar si vendessero tarocchi «lo si sapeva da anni». «Quella clientela», dice, «sapeva di comprare il falso, ma acquistava lo stesso, perché i prodotti costavano poco. Il Comune vuole spendere 250mila euro per mettere i senegalesi sotto ad un tunnel ma non riesce a trovare i fondi per potenziare, e in qualche caso organizzare, la segnaletica con l'indicazione “Pescara” nei pressi delle uscite autostradali». Segnaletica fondamentale, secondo i negozianti, per fare arrivare i clienti da tutte le direzioni, in una città «dove il centro è morto e sepolto», commenta tra rabbia e speranza Olivia Chiarolla titolare di Wp store, in via Roma, «gli extracomunitari vendono le loro mercanzie davanti i nostri negozi, li vediamo passare e ripassare. Certamente, non temiamo quel tipo di concorrenza, io ho un prodotto di abbigliamento e accessori che si vendono moltissimo con il freddo e questa stagione dei saldi è andata benissimo. Ma è un fatto che la gente tende a comprare il falso griffato, perché costa poco. Ho visto d'estate persone in costume che provavano sotto l'ombrellone giubbini invernali, i famosi cento grammi, che poi compravano a venti euro. La questione dei senegalesi? Non ho certo io gli strumenti per dire cosa le istituzioni devono fare, ma il fatto certo è che questi ambulanti da qualche parte devono pur vendere per campare».

Lorenza Cassano titolare, in via Firenze, di «Store 0-16» e, in via Galilei, di «Laboratorio 13», capi di abbigliamento sperimentali e futuristici, dice di non essere toccata dal problema della concorrenza sleale delle false griffe, perché «i genitori vogliono garanzie sui capi di abbigliamento per bambini che hanno pelli delicate e quindi sono molto attenti alla scelta dei tessuti ».

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