La protesta dei presidi contro stipendi e ruoli

PESCARA. Stipendi dimezzati rispetto agli altri dirigenti della pubblica amministrazione e troppe responsabilità gestionali. Anche i presidi pescaresi insorgono contro le nuove disposizioni...
PESCARA. Stipendi dimezzati rispetto agli altri dirigenti della pubblica amministrazione e troppe responsabilità gestionali. Anche i presidi pescaresi insorgono contro le nuove disposizioni ministeriali che vanno a scontrarsi con la Legge sulla Buona Scuola la cui applicazione stava procedendo nella giusta direzione, secondo i dirigenti scolastici.
Con queste convinzioni trenta presidi pescaresi e sessanta del resto d’Abruzzo (in totale 90) si sono dati appuntamento a Roma, nei giorni scorsi, davanti la sede del Ministero dell’Istruzione e della Ricerca (Miur) per protestare con circa 2000 colleghi dell'Associazione nazionale presidi, provenienti da tutta Italia.
Numerosi i punti della contestazione: scarsa remunerazione (2300 euro netti al mese, ma anche meno, a fronte degli stipendi, doppi, di altri dirigenti amministrativi), crescenti responsabilità e vessazioni burocratiche, inapplicabilità - di fatto - della chiamata diretta dei docenti. E la battaglia è solo all’inizio. «Sarà una trattativa lunga», spiega Giuliano Bocchia, presidente provinciale dell'Anp che ha guidato la delegazione pescarese ed è il preside del liceo scientifico “Da Vinci” di Pescara, con 1560 studenti e 110 unità tra docenti, personale amministrativo e bidelli. «Per il momento, il ministro Valeria Fedeli, attraverso i suoi rappresentanti, ha fatto sapere di essere disponibile ad una rivisitazione dei ruoli professionali e degli inquadramenti economici. Hanno protestato un terzo dei presidi italiani, credo che al Ministero abbiano compreso l'entità del fenomeno. Non possono, insieme ai sindacati, abbassare i livelli della scuola. Il tentativo di Miur e sindacati, attualmente, è quello di passare molte funzioni dal dirigente al collegio docenti, cancellando le conquiste ottenute con la legge sulla Buona Scuola». In questo modo, secondo il preside del “Da Vinci”, al collegio docenti passerebbe gran parte dei «poteri» attualmente riservati ai dirigenti scolastici. Ma quali sono i compiti da attribuire ai presidi e quali quelli riservati al collegio docenti? «Ai presidi», dice Bocchia, «va il controllo della gestione, delle cifre, delle delibere. Il collegio docenti si occupa dell'andamento didattico e il consiglio d'istituto fornisce gli indirizzi generali per far funzionare la scuola. Così dovrebbe essere. Invece il Ministero dà indicazioni diverse da quelle decise dalla legge 107, con la quale avevamo fatto passi avanti anche sulla chiamata diretta degli insegnanti dopo l'assegnazione d'ambito, ma ora è tutto in forse». Anche il Codacons si schiera a favore dei dirigenti promuovendo un ricorso collettivo al Tar del Lazio riservato ai presidi.
Cinzia Cordesco
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